Brace che cova

Dopo essere stata arrestata dalla polizia politica per crimini contro il Distretto, Scintilla Litlt non ha avuto scelta se non affidarsi a Knismesis Riparian Sabrage, il sadico capo del Settore Sviluppo. Nella Londra magica in cui tutto viene controllato dal Rettorio, Scintilla pensava che obbedire a Sabrage sarebbe stato un inferno… ma non è stato proprio così. Per prima cosa Sabrage in segreto combatte da anni l’ortodossia e poi… e poi Scintilla ha scoperto che farsi frustare, umiliare e usare come un oggetto le piace molto, se a farlo è lui.
Adesso, però, il piano di Sabrage è arrivato a una nuova fase. Scintilla dovrà andare proprio tra gli uomini della polizia politica per destabilizzare il Rettorio… e dovrà lottare con i suoi vecchi demini per riuscirci.

«Insomma, sei incorreggibile».
«M-mi dispiace, Padrone. Mi perdoni, la prego» risposi io, in completa cattiva fede.
Mi sentii di nuovo sollevare in aria e, pochi istanti dopo, atterrai bruscamente sul suo letto. «Forza, allarga quelle cosce» disse lui, in tono seccato.
Per mezzo secondo pensai che mi avrebbe schiaffeggiata e montata, ma sapevo che erano solo vane speranze. Mi voltai a pancia in su e aprii le gambe.
«Dunque vediamo. Se ti sculaccio ti piacerà. Se ti frusto ti piacerà. Se ti elettrifico ti piacerà. Se ti ustiono… ma, be’, non voglio una schiava tutta ustionata. In sostanza, ti piacerà comunque, no?».
Annuii, seria. Era assolutamente vero. Per quanto male mi facesse, il piacere superava il dolore quasi sempre.
Sabrage sorrise e si sedette accanto a me. «Bene. Allora dovrò darti piacere, per non darti piacere. Anzi, lo farai tu»

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Scintilla

Scintilla Lilt è in trappola. È stata arrestata dalla polizia politica per crimini contro il Distretto. Il Distretto: la città dentro alla città, la Londra di chi padroneggia le arti magiche. Scintilla apparteneva a un gruppo terrorista che combatteva il Rettorio, il governo intrasingente e immobilista del Distretto, ma ora è tutto finito e quello che la aspetta è il Pozzo, dove impazzirà e si dissolverà lentamente. A meno che…
L’uomo che la va a trovare in prigione si chiama Knismesis Riparian Sabrage ed è un uomo del Rettorio. Può salvarla, ma dopo lei gli apparterrà anima e corpo. E quello che vuole da lei non è un segreto: vuole ferirla, umiliarla e degradarla, perché è questo quello che gli piace.
Scintilla accetta, non ha alternative, ma presto inizia a rendersi conto che Sabrage non è il mostro che sembra e che non l’ha liberata solo per il proprio piacere…

Sabrage mi scostò gentilmente la testa e spense la macchina.
La mia eccitazione calò bruscamente, ma non scomparve del tutto. Volevo ancora che mi toccasse e che mi desse piacere.
«E se invece volessi farti male?» disse lui, stringendomi un capezzolo.
«Quello che… vuole…» risposi io, con il respiro accelerato. Le sue dita si strinsero attorno al mio capezzolo, finché non sentii una fitta di dolore. Gemetti, ma non era stato completamente sgradevole.
Mi accarezzò i capelli. «No, è un diverso tipo di piacere. Ma devi ancora capirlo, hai ancora bisogno di un po’ di tempo».
Non sapevo che cosa dovevo ancora capire, speravo solo che restasse lì. In quel momento avevo bisogno che restasse lì e mi consolasse per la mia stessa confusione. Come faceva ad accendermi così velocemente, dopo avermi terrorizzato e bulleggiato? La macchina l’aveva aiutato, certo, ma la macchina amplificava le sensazioni di chi c’era seduto sopra, non le creava dal nulla.
«Quindi forse… farti terrorizzare e bulleggiare ti accende, non pensi?» mormorò lui, continuando ad accarezzarmi i capelli.

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Fuori dal branco

The Little Black Chronicles 7

Il matrimonio di Harry Pierce, capo dei lupi britannici, è durato il tempo di uno sbadiglio… anche perché nella sua vita è entrata una nuova persona, l’eccentrica vampira Lady Susanna Erskine. Sulla carta due caratteri forti come i loro non dovrebbero legare, ma il vero problema non sembra questo. Le interferenze del branco di Londra, tradizionalista e chiuso, diventano sempre più insistenti, e nel momento peggiore. Harry sta trattando con il consiglio dei vampiri un trattato di non aggressione sul quale ha lavorato duramente e che renderebbe la vita di tutti più sicura, ma senza l’appoggio della sua stessa gente la situazione rischia di diventare esplosiva…

Pierce la guidò fino agli elegantissimi bagni del City of London Club. Non quelli subito accanto alla sala, ma quelli in fondo al corridoio. Aprì la porta e la lasciò passare per prima.
Era tutto molto curato. Pavimenti di marmo e sanitari lucidi, bordati d’ottone.
Harry richiuse la porta dietro di loro e ruotò il nottolino della serratura.
«Se provi a mordermi, ti sbrano» le disse, con un sorriso. Lo disse sfilandosi la giacca, che poi appese all’apposito appendiabiti di ottone.
«Quanta sicurezza» commentò lei.
Pierce si slacciò la cravatta.
Appese anche quella. Si chinò su di lei, appoggiandosi con un gomito alla porta. «Naa… probabilmente puoi anche bermi» sorrise, baciandola sulle labbra. Il bacio si fece più profondo, quasi rabbioso. Lady Susanna lo prese per la nuca e lo tirò verso di sé.
«Intanto fammi vedere se sei all’altezza delle recensioni» sogghignò, stringendogli una spalla.
«Non ne farei una questione di rating» disse lui, in tono molto civile. Mentre si dimostrava così civile a parole, la sollevava per le natiche e la attaccava alla porta. Lei gli circondò la vita con le gambe, in modo che Harry riuscisse a tirarle su la gonna del vestito.
Si chiese come avrebbe risolto la questione se lei avesse indossato dei collant (il solo pensiero la faceva rabbrividire di orrore). Un secondo più tardi ebbe la risposta, quando i suoi slip volarono in un angolo, dopo che Harry glieli aveva strappati di dosso.
«Lady Susanna» sorrise, riprendendola dietro alle cosce, «in nome della diplomazia interspecie credo di aver bisogno almeno di un gesto di assenso».
«È molto deludente» rispose lei. «Una volta i lupi ti fottevano con il preciso scopo di sbranarti subito dopo. Per noi ragazze era un momento magico».

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Le notti di Madeline 2

Little Black Chronicles Story

Madeline ha dovuto mettersi in gioco, per riuscire a diventare la schiava personale di Diomedes, e nemmeno adesso può dormire sugli allori, perché il suo Padrone non è il tipo da darle troppe certezze. Inoltre, in seno al consiglio dei vampiri sta crescendo il dissenso per l’indulgenza che il nuovo capo, Adrian, riserva ai lupi, nemici storici dei bevitori di sangue. Madeline resterà invischiata in un complotto contro Diomedes e Adrian stesso, e dovrà lottare per sopravvivere… tutto questo su un paio di tacchi dodici, imbavagliata e con i polsi legati dietro alla schiena.

«Quindi… è questo l’effetto che ti fa venire rapita?» disse, accarezzandole il corpo con le mani guantate. «Ti bagni e inizi a godere?».
«Se… se mi rapisce lei sì, Padrone…» ammise Maddie.
Diomedes si sfilò il passamontagna e lo buttò da un lato. «Dio… guarda che puttanella viziosa… stai per cominciare a gocciolare per terra».
Maddie si sentì tagliare di nuovo, tra i seni, e gemette più di piacere che di dolore. Era semplicemente troppo eccitata per distinguere tra l’uno e l’altro. Inoltre erano giorni che Diomedes non le consentiva di venire, quindi era carica come una molla.
Lui le allargò le cosce con le mani e Maddie sentì la punta di un guanto sul clitoride. Iniziò ad ansimare, senza riuscire minimamente a fermarsi.
Diomedes si sfilò un guanto e le accarezzò le labbra con le dita nude. Maddie iniziò a leccarle. «La vuoi la mia mano? Tutta quanta?» le chiese.

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Le notti di Madeline

Little Black Chronicles Story

Madeline non sa da quanto tempo sia prigioniera di quel… mostro. Il mostro la batte e la morde. Il mostro è un vampiro, come quelli dei film dell’orrore. Anzi, peggio. Poi, inaspettatamente, un altro vampiro la porta via, nella sua grande casa… come schiava. O meglio, Madeline dovrà convincerlo di essere la migliore schiava che abbia mai avuto, se non vuole essere rispedita dal suo vecchio Padrone. Ma lo stile di Diomedes, essere secolare e membro del Consiglio, è molto diverso da quello del suo predecessore e Madeline scopre presto di essere disposta a fare qualsiasi cosa pur di restare con lui.Un libro di dominazione e sottomissione ambientato nell’universo narrativo delle Little Black Chronicles.

La frusta tornò a morderla sulle natiche calde e sensibili. Lievemente più piano, come una carezza rovente. Madeline si morse le labbra più forte per non ansimare di piacere. «Tre…» singhiozzò.
«Quindi… la frusta sì, le sculacciate sì, farti infilare roba dentro sì… Madeline, cerchiamo di mantenere le apparenze: ti sto torturando» sorrise lui.
«P-per favore, continui, Padrone…» gemette lei.
Diomedes tornò a colpirla. La colpì nella parte bassa delle natiche, dove la pelle è sottile e sensibile, e la colpì forte. Madeline lanciò un piccolo grido.
«Quindi?» le chiese lui, inarcando un sopracciglio.Lei deglutì. Giusto, doveva contare. Dove erano arrivati? «T-tre…» ansimò.
«Risposta sbagliata» le fece notare Diomedes, freddamente. «Quindi, visto che non ti ricordi nemmeno quante volte sei stata colpita, ricominciamo da capo».
Detto questo, la frusta sibilò di nuovo nell’aria. «Uno!» gridò Madeline.

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Venere in tacchi a spillo

Stuart Wright nella vita è un vincente. Ha una bella casa, un lavoro prestigioso, un sacco di gente che non aspetta altro che compiacerlo. Poi incontra Victoria e lei lo lega al letto. Gli cammina sopra. Lo schiaffeggia. In poche parole, lo domina. E Stuart inizia a rendersi conto che è quello che gli mancava. Victoria lo accompagna alla scoperta dei suoi limiti… quelli del suo piacere e quelli del suo dolore, mostrandogli che può avere il mondo ai suoi piedi – stando sotto ai piedi della sua padrona.

«Spero che tu sia di mentalità aperta» gli dissi, in tono serio. «Mi fermerò quando vuoi, sai».
«Eh?» fece lui, un po’ confuso. Ma il cavallo dei suoi pantaloni aveva un rigonfiamento molto significativo e ormai era troppo tardi perché si tirasse indietro. Voleva scopare.
In quanto a me, volevo scopare anch’io, ma volevo anche legare quel cavolo di marketing manager al letto e vedere che cosa succedeva.
Aprii un cassetto e gli mostrai le mie manette.
Lui ridacchiò. «Oh… okay, se vuoi giocartela così…»
La testiera del mio letto era a colonnine. Era molto pratico, se volete saperlo.
Va bene, lo ammetto: l’avevo comprato apposta.

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