Goldflayer

Gli esploratori delle ombre Vol. 2

Evergar Wilds, il continente perduto. La spedizione shadenar è arrivata da un mese e nulla è facile. Come previsto, d’altronde: il loro non è un lavoro da dilettanti allo sbaraglio. A guidarli hanno Lynx Nightshade, il più abile e cinico dei professionisti. Morto da più di settant’anni, si è fuso con un’entità esoterica che vive tra i mondi. Ora la tautecnologia di Shaden l’ha riportato in vita… e lui e Meriel sono diventati molto vicini.
Ma la situazione politica nelle Evergar Wilds è impegnativa. Le due principali nazioni sono in guerra e c’è una terza parte, una popolazione che si nasconde nei boschi e che pratica una forma rudimentale di magia. In un mondo ostile e spaventoso, con un alleato (e amante) di cui non sa se fidarsi, per Meriel la sfida più impegnativa sarà quella contro se stessa.

Mi stiracchiai sotto alle coperte e Lynx mi accarezzò un fianco. «Sei bella, al mattino. Non dovrei perdermelo così spesso».
«Di’ pure sempre» borbottai, infilando anche la testa sotto.
«Okay, diciamo sempre. Sono un tipo mattiniero». Spense il pad e lo posò di lato, sullo schienale di un sedile, poi scivolò sotto anche lui.
Mi trovai il suo naso a un millimetro dal mio.
«Lynx, io penso che tu sia bipolare» gli dissi, serissima.
Lui appoggiò la fronte alla mia. «Un po’ impegnativo, forse» minimizzò.
Risi. Gli accarezzai una guancia, scompigliandogli il pizzetto. «Sei contorto. E manipolatore. E insensibile. E a volte sei semplicemente stronzo».
«Ma ho dei begli occhi?».
«Ma ti amo».
Lui posò la guancia contro la mia. «Anch’io, a modo mio. Ma, tanto, non mi credi».
Era vero, non gli credevo. La sera prima stava per uccidermi. Non ero ancora del tutto convinta che fosse un bluff.
Posò il corpo contro il mio. «Uno di questi giorni dovrò dimostrartelo».

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Classificazione: 2 su 5.

Nightshade

Gli esploratori delle ombre Vol. 1

Evergar Wilds, il continente perduto. A Meriel è stato chiesto di organizzare una spedizione per esplorare le terre su cui da due secoli nessuno mette piede. Sono contaminate dalle radiazioni di una vecchia guerra, ma hanno ancora una popolazione, strani popoli rimasti isolati troppo a lungo. E mentre nel resto del mondo la tecnologia si fondeva alla magia, nelle Evergar Wilds la magia, selvatica e radioattiva, è ancora mescolata alla religione e alla superstizione. Per esplorare un mondo come quello serve una persona speciale, e il loro capo spedizione lo è. Lynx Nightshade è morto da più di settant’anni, ma è morto da illuminato, fondendosi con un’entità esoterica che vive tra i mondi. Ora la tautecnologia di Shaden l’ha riportato in vita… ma la convivenza con lui non sarà facile per Meriel.

Io ho aperto la bocca, allucinata. Poi mi sono messa a ridere. «Sì, cavolo! Certo che hai flirtato!».
«Naturalmente. Mi serve che tu sia dalla mia parte» mi ha spiegato lui, tranquillo. «Abbiamo parlato delle dinamiche sociali che molto presto verranno fuori in questo gruppo. Ci saranno fazioni. Qualcuno metterà in discussione il mio ruolo. Mi serve che tu non lo faccia».
«Ed è per questo che…».
«Anche» ha sorriso. «E anche perché sei intelligente, interessante e persino bella, nonostante tu non ne sia minimamente consapevole».
Ero imbarazzata e stavo per iniziare a protestare, ma lui mi ha interrotta con un gesto. «Serve una mente particolare per vedere la bellezza di chi si crede esteticamente insignificante, di chi ha investito tutto su qualcos’altro, ma concedimelo: io ho una mente particolare».
A quel punto ho buttato giù il vino che mi restava nel bicchiere e me lo sono riempita di nuovo senza chiedere. Gli ho spiegato che dovevo diventare almeno alticcia per sostenere quella conversazione.
«Se può rassicurarti, quest’annata dev’essere così sublime da non lasciare praticamente doposbornia. Visto che regalarla a me è stato uno spreco, sono felice che almeno tu l’apprezzi» ha detto lui, calmo come sempre.
«Quindi, okay… hai pensato di comprarti così la mia eterna fedeltà?» sono tornata al punto, io. In effetti, dopo un bicchiere e mezzo mi sentivo un po’ più coraggiosa.
Lui ha intrecciato le dita a cuspide e mi ha lanciato un’occhiata sorniona. «Oh, be’… posso sacrificarmi e continuare a tentare, se una volta non è stata sufficiente».

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Il cavaliere del fiume

Kingdom of Nowhere 2

Patrick Dubois è uno sbirro figlio di uno sbirro. Nella vita ha sempre e solo voluto fare il detective nella polizia della sua città, Montreal. Quando si ritrova all’improvviso nel 1413, nella Francia dilaniata dalla Guerra dei Cent’Anni, quindi, non ne è certo felice. Per di più compare in un fiume, dove rischia di affogare. Per fortuna viene soccorso da un tizio vestito come un cosplayer del Signore degli Anelli e… niente, alla fine deve rassegnarsi all’idea di essere stato sbalzato indietro nel tempo. E la Francia medievale è un posto pericoloso, come scopre quasi subito, quando si trova a soccorrere due sorelle la cui carovana è stata assalita da un gruppo di briganti. Le loro strade si separano quasi subito, mentre Patrick finisce per diventare un cavaliere e combattere contro gli inglesi, ma alla sorella maggiore, Rachelle, continua a pensare per un pezzo. Finché, finalmente sistemato e padrone di un fazzoletto di terra, non può tornare a cercarla…

«Ma sul serio credete a quella faccenda del disperdere il seme?».
Lei chiuse gli occhi. Si coprì la faccia con una mano. «Non lo so. Come donna sono un fallimento. Sono stata sposata quattro anni e non sono stata capace di procreare un figlio. Mio marito mi odiava. Perché ne sto parlando a voi?».
«Perché sono un dolcetto ai canditi, così mi ha definito Pierre».
«Dovrei confessarmi» sospirò. «Ho peccato così tanto, dentro di me».
«Sì?».
«Ho pensato… in fondo non è stato peggio del solito, ieri l’altro. E almeno ho potuto lottare. È imperdonabile pensare cose del genere del proprio sposo appena morto, non credete?».
Mi veniva da piangere. Le passai un braccio sopra le spalle e la costrinsi quasi a posarmi la testa sul petto. «Aveva ragione Pierre. Dovevamo lasciarvi in quel mulino».
«Perché dite così, ora?».
Non la mollai. Lei se ne restò contro il mio petto, ma senza rilassarsi. Sempre in guardia.
«Nella mia epoca… come spiegarvi? Pensavo di aver visto di tutto. Omicidi, stupri, rapimenti, rapine, violenze domestiche, criminalità organizzata, attacchi di follia… ma la vostra epoca, la vostra epoca è una scena del crimine a cielo aperto».
«Che cos’è…»
«Shh. Non è niente. E sono contento che vostro marito sia schiattato male. Il pensiero non mi dà nessun senso di colpa».
«Perché…»
«Perché nemmeno dovreste chiederlo, “perché”. Quindi, da brava. Avete avuto dei pensieri realistici, sì. Per un attimo avete dimenticato le balle di un’educazione repressiva. Vi assolvo, pregate pure che quella merda marcisca all’inferno».
Per un attimo Rachelle restò senza parole, credo. Poi rise sottovoce e disse: «Mi sa che avete bevuto troppo».
«È possibile».
La lasciai andare.
«Volevate rivedere la pistola» dissi, tirandola fuori dalla fondina.
Rachelle se la rigirò tra le mani. «È pesante. È come… troppo rifinita e nel contempo rifinita in modo strano». Me la restituì senza neppure accarezzare il grilletto. Non aveva del tutto idea di come funzionasse. «Il vostro racconto è difficile da credere».
«Lo so».
«Ma bisogna ammettere che siete diverso». Si alzò con una smorfia di dolore. «Saranno i canditi».

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Classificazione: 4 su 5.

La danza dei cent’anni

Kingdom of Nowhere 1

Comincia tutto con una grande luce. Audrey Clark, detective della polizia di Montreal, un attimo prima sta inseguendo un sospetto di omicidio e un attimo dopo si trova in un villaggio dall’aspetto antico, medievale. La gente la spinge verso una piazza e qua… un rogo è stato preparato per una ragazza vestita di bianco. Audrey pensa di essere morta, di essere in coma, di avere un’allucinazione; tutto è più credibile della realtà: è nel 1431, in Francia, e a quanto pare la Guerra dei Cent’Anni per lei non è più solo una nozione storica. Il suo involontario compagno di viaggio è Heraut d’Aubert, uomo orgoglioso e permaloso, che però sembra in grado di superare i pregiudizi del suo tempo e fidarsi di una donna…

Non so quanto tempo rimasi accucciata lì, sulla riva del fiume. So solo che a un certo punto qualcuno mi tirò su per le ascelle e mi fece allontanare. Ripresi a sentire: i miei stessi singhiozzi, le mie stesse parole smozzicate.
Heraut mi abbracciò. Indossava la coperta come una specie di peplo romano.
«Madame Audrey… che cosa vi succede, all’improvviso? Perché l’anno in cui siamo vi addolora così tanto?».
Tirai su con il naso. «Non mi credereste».
«Mettetemi alla prova».
Lo guardai. Mi accigliai. «Dovevate restare fermo. Siete ferito».
«Bene, non l’ho fatto. Ora ditemi che cosa vi turba così tanto. Vi crederò».
«Sono nata nel 1985. Ieri mattina mi sono svegliata nel mio presente, il 2018. Poi c’è stata una luce bianca fortissima… mi sono trovata qua».
Heraut non si mise a ridere.
Come avrei scoperto in seguito, era il genere di persona che capisce in fretta le cose e che prende in fretta le sue decisioni, se necessario, ma sempre concedendosi un attimo per ponderare a mente fredda.
Mi fissò per quasi un minuto, pensieroso. Toccò la stoffa del mio giaccone, su una manica. Fece scorrere un dito lungo la cerniera, mosse il tiretto su e giù. Non appena ne comprese il meccanismo, mi aprì la giacca. Osservò le tasche interne, la fondina ascellare, il maglioncino aderente che avevo sotto. Ne toccò il filato, in basso, vicino a uno dei miei fianchi. Studiò i miei jeans elasticizzati senza toccarli, poi i miei stivali.
«Le vie del Signore sono misteriose, sapete. Sì, vi credo. Comunque non penso che sia impossibile».

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Classificazione: 3 su 5.

Magnum Opus

L’alchimia del piacere 3

Qualcosa è andato orribilmente male. La profezia non si è avverata, la natura della Soglia non è cambiata e i quattro protagonisti della trasformazione alchemica sono stati risputati sulla Terra come semplici esseri umani, soggetti agli insulti del tempo e delle malattie. Sono passati sei mesi da quel giorno e Amintha non può sopportare che Nathaniel invecchi e muoia davanti ai suoi occhi.Vivian si macera nel senso di colpa per essere stata l’involontaria causa di tutto quel dolore e nessuno sa dove sia Rahel.Nel contempo, in un parco della città, un senzatetto muto viene avvicinato e aiutato da una volontaria, Casey. Il senzatetto si è guadagnato il nomignolo di “Quello Bello” tra gli operatori della charity, ma chi è? Da dove viene? E che cosa l’ha reso indifferente a tutto?Le loro strade dovranno di nuovo incrociarsi… nell’alchimia del piacere.

Lucien ignorò entrambi. Slacciò altri bottoni della camicia di lei, fino quasi ad aprirla tutta, e le tirò fuori il seno dalla coppa del reggipetto. Casey si sentì arrossire disperatamente e sprofondò la faccia nel suo dolcevita.«Lucien…» disse, di nuovo.
Lui le pizzicò il capezzolo.«Se per qualche ragione questo mio stato di eccitazione dovesse dispiacerti, ti prego di ricordare che è questa la condizione che ci vuole per la poesia, e della poesia solo m’importa. La poesia è ciò per cui vivo» replicò, con il suo forte accento francese.
«John Keats, addirittura» giunse il contrappunto beffardo della voce di Amintha, dal sedile anteriore. «Se inizia a citare de Sade è il caso che ti preoccupi, tesoro». Lucien sbuffò.
«La virtù non conduce ad altro che all’inazione più stupida e più monotona, il vizio a tutto ciò che l’uomo può sperare di più delizioso sulla terra» disse. «Ecco de Sade».
Amintha rise.
«E siamo ancora tutti vivi, eh?».
«Oh, smettila» fece Nathan, dandole una spintarella scherzosa. Nessuno sembrava far caso al fatto che Lucien stava palpando il seno nudo di Casey.
«Non ascoltarla, vecchio mio. Sai che cosa ha fatto, subito prima di… insomma, del nostro incidente? Ha comprato un quadro che avevate nella vostra vecchia casa alle porte di Parigi. Non è romantico?».
«Lui era ancora morto» specificò Amintha. «È più facile provare nostalgia per chi è morto».

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Classificazione: 5 su 5.

Nigredo

L’alchimia del piacere 2

Metà del XVII Secolo. Amintha è nella prigione di un piccolo paese sui Pirenei, dove sarà processata per stregoneria. In attesa della sentenza è già stata “condannata” dagli uomini del conte, con l’accusa di essere giovane e bella. Quando Nathaniel de La Forge la incontra per la prima volta di lei è rimasto ben poco. Abbastanza, tuttavia, perché lui si renda conto che è un Seme d’Ombra e la porti via, salvandole la vita. Da quel momento in poi i loro destini saranno legati in un intreccio di passione e reciproche ferite. Nel corso dei secoli, tra le alterne vicende di entrambi, Amintha resterà fedele all’uomo complicatissimo a cui si è legata. Fino ad arrivare ai giorni nostri, quando ogni cosa sembra sul punto di cambiare per sempre…

«Adesso toccati» disse Nathaniel.
«Eh?».
«La risposta giusta sarebbe “Sì, mio signore”».
Amintha gli lanciò uno sguardo confuso. «Sì, mio signore, ma come…»
«Mm… chiudi gli occhi. Dove hai bisogno di una carezza?».
«Non lo so. Mi fanno male le costole».
«Inizia da lì, allora. Sfiorale. Accarezzale».
Lei lo fece. Provò una lieve fitta di dolore, seguita da una sorta di benessere. Il suo corpo era caldo e ancora saturo di energia, sfiorarlo era piacevole.
«Un seno, ora. Mh-mh. Quella tettina lì va benissimo. Strofina il capezzolo con il palmo della mano… chiudi le dita sulla mammella… stringi. Piano. Palpala… massaggiala. Che cos’era?».
Amintha aveva aggrottato le sopracciglia, se ne rese conto un istante dopo che Nathaniel gliene ebbe chiesto il motivo.
«Non dovreste guardare» spiegò.
«No?».
«È… privato».
«Quindi non ti piace che guardi. Nemmeno una piccola parte di te».
«Non è questo, è che… se ora continuo, no? Ho capito che cosa volete che faccia. Posso farlo… se non guardate».
«Mh-mh. Chiudo gli occhi, se me lo racconti tu».
Amintha si mordicchiò il labbro inferiore. Non sapeva se così fosse meglio o peggio. Le faceva piacere che lui non si fosse semplicemente alzato, che non avesse interrotto quella specie di gioco.

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Zolfo e mercurio

L’alchimia del piacere 1

Vivian Rivers ha lavorato duro per diventare quel che è, un medico del Presbiteryan Hospital di New York. Quando Jas Merrywater, suo mentore e vecchio amico di famiglia, le chiede di andare a visitare un suo paziente privato Vivian lo fa solo per l’affetto che li lega. Nella casa nei boschi in cui va ad assisterlo si aspetta di trovare un anziano disabile, ma si trova davanti un uomo giovane e affascinante… che è stato trapassato da un colpo di spada. Non solo: “l’incidente” è avvenuto quel pomeriggio, ma la ferita è già praticamente guarita. Vivian scoprirà così l’esistenza di un mondo che non aveva mai sospettato, fatto di esseri eccezionali e non esattamente umani. E il suo ruolo, in quel mondo, non è solo quello di spettatrice… –

«Sei così soffice» mormorò lui, con un sorrisino.
«Sarebbe a dire?» feci io, sulla difensiva.
«La tua pelle. È così liscia. E sei morbida». Mi strofinò il mento sui capelli. «Sei stata gentile ad aiutarmi. Anche se non eri d’accordo».
Gli sfiorai il punto in cui fino a mezz’ora prima aveva una ferita fresca. «E non mi dirai chi sei».
«Mmm… Rahel è più o meno il mio nome. Awad no, ma non importa. Non è brutto. E sono…» un lieve sorriso «…se può aiutarti sono un esperto di arte antica. Il lavoro con cui pago le bollette eccetera. Ti dispiacerebbe voltarti a pancia in giù?».
«Eh? No, perché?».
Mi rivoltai sulla pancia e Rahel scostò il piumino, poi mi spostò il capelli dalla schiena in modo da vedere le mie due voglie al caffelatte. «Eccole qua» disse. Mi sfiorò la scapola destra e io sentii un brivido in tutto il corpo. Non un brivido sgradevole… come un solletico caldo. Poi sfiorò anche la sinistra e di nuovo sentii quella specie di brivido.
«È questo» disse lui. «Il motivo del lampo, dico. Sono ancora… mmh… in formazione, mi dispiace». Mi baciò la schiena, in mezzo alle scapole. «Sì, mi dispiace, avremmo dovuto conoscerci tra un po’. Nello stesso tempo… non mi dispiace. Ho voglia di baciarti fino in fondo alla schiena. Ho voglia di… oh, sì».
Mentre parlava io avevo sollevato un po’ il sedere, inarcandomi e puntellandomi sulle ginocchia.
«Non ho più preservativi» mi comunicò inutilmente.
«L’ultimo l’hai vaporizzato. Se lo rifacciamo mi vaporizzerai le ovaie?».
Lui rise sottovoce e mi baciò di nuovo in mezzo alla schiena. «Decisamente no. In realtà penso che non succederà più niente di strano. Mmm… ne sono abbastanza sicuro, ma non totalmente».
Mi fece scorrere le mani sulla schiena, carezzevole e gentile. A quel punto era inginocchiato o seduto dietro di me, non lo sapevo, e io iniziavo ad averne davvero voglia. Di nuovo.

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Classificazione: 4.5 su 5.