Smooth Operator

Sesso & Potere 6

Leon Snider, il nuovo comandante dell’Unità Antiterrorismo della capitale delle Svetlands, al suo insediamento non è il benvenuto. Nel suo passato c’è una strage in cui è morta buona parte della sua squadra e nessuno dei suoi uomini lo vuole come capo. Cassandra Milton meno degli altri. Per lei, resa orfana da una bomba, l’Unità Antiterrorismo è come una famiglia e non ha nessuna intenzione di aiutare quello che considera soltanto un assassino di poliziotti. Ma Snider è un personaggio particolare: ambiguo, affascinante, senza scrupoli e con un senso dell’umorismo nerissimo. Tutti lo odiano, ma è difficile non essere presi nella sua rete. Per di più si avvicina il giorno del matrimonio del cancelliere, l’allarme terrorismo è massimo e sembra che solo Snider sia in grado di fermare la cellula di estremisti che minaccia la città. Cassandra sarà costretta a prestarsi al suo gioco, per un bene superiore. Ed è poi così malvagio, il comandante Snider? O nasconde un segreto di stato che non è libero di rivelare?

Lunedì mattina alle dieci fu convocata al Marshal da Snider. La sua telefonata fu breve e brutale: «Visto che non vuole perdersi la minima opportunità di farsi uccidere, stiamo per effettuare una ricognizione. Se arriva entro un quarto d’ora, l’aspettiamo».
Cassandra arrivò in dieci minuti.
Aveva un modo infallibile per aggirare il sempiterno traffico di Garamantia: viveva a dieci metri dalla metropolitana, sulla linea gialla che aveva una fermata proprio alle spalle del Marshal.
Si presentò in armeria con la tuta operativa già addosso.
Snider aveva la metà superiore della sua ancora abbassata. Sotto portava una t-shirt blu della polizia, molto decente, ma anche piuttosto attillata. D’altronde a nessuno piaceva trovarsi una t-shirt troppo larga appallottolata sotto la tuta, era scusabile, ma Cassandra avrebbe fatto a meno di riuscire a contare i bugni dei suoi addominali. Nell, al contrario, si stava chiaramente godendo lo spettacolo.
«È venuta in elicottero, Milton?» disse lui, con un mezzo sorriso divertito.
«Metro».
«È davvero senza paura».
Si infilò una manica e controllò la mitragliatrice MP5, prima di finire di chiudersi la tuta e passarsela a tracolla. Non si poteva negare che fosse piacevole alla vista.

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tasso erotico:

Classificazione: 2 su 5.

Liaison Secrète

Sesso & Potere 5

Neptune Morgan ha una cicatrice sulla gola che le ricorda di non fidarsi degli uomini, specie di quelli che ami. Sono passati dieci anni da quando il suo ex-marito ha cercato di ucciderla e nel frattempo ha fondato un’associazione per proteggere le donne come lei. Ora è stata chiamata a far parte come membro esterno di una commissione parlamentare che deve discutere una nuova legge sulla violenza di genere. Neptune non è una politica, non sa come muoversi, ma trova un aiuto inaspettato nel cancelliere in persona. Ray si porta dietro un lutto che lo opprime, ha lo sguardo triste come una mattina di febbraio, un figlio adolescente che è tutta la sua famiglia… e capisce che Neptune ha bisogno di una guida. È così che si rende conto che forse non tutto è morto, dentro di lui…

Si sedettero su un muretto per rimettersi le scarpe. Il cancelliere si diede una spolverata ai piedi lunghi e magri, Neptune ci mise un’infinità solo per liberare dalla sabbia metà del primo piede.
«Dia qua».
Il cancelliere usò il suo fazzoletto per asciugarle e ripulirle il piede destro, mentre lei si dedicava al sinistro. La sua posizione, con entrambe le appendici in aria, doveva anche essere piuttosto buffa. Ma le sue mani sulla caviglia la facevano rabbrividire.
Lui le tirò su l’orlo dei pantaloni, asciugandola fino al ginocchio. Il suo palmo scivolò giù per la sua gamba, fino al dorso del piede. Poi le sue labbra, leggere sul perone, sulla caviglia.
Neptune avvampò per la sorpresa. Il desiderio la stordì come un colpo improvviso. La sua fica era già in fiamme, ma ora si bagnò così tanto che i suoi umori si mescolarono con l’acqua salata sulle mutande.
Lui non disse niente.

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Classificazione: 4 su 5.

Al servizio della nazione

Sesso & Potere 4

Dopo due mandati di Mirian Winchester, il primo cancelliere donna delle Svetlands, un nuovo primo ministro è appena stato eletto. Sherman Lyndon ha combattuto durante la sanguinosa guerra in Harbat e ne è tornato con un fianco crivellato di schegge di granata, un disturbo post-traumatico da stress e una medaglia al valore. Da quel momento sono passati tredici anni. È guarito, ha studiato e si è arrampicato fino al gradino più alto del potere. È qui che incontra il maggiore Vera Lin, il capo della sua scorta. Vera ha qualcosa di speciale e lo dimostra durante il loro primo drammatico incontro. Ma ha anche un passato doloroso almeno quanto quello di Sherman e superarlo non sarà facile per nessuno dei due. Anche perché la questione con l’Harbat è tutt’altro che chiusa e le Svetlands rischiano di dover affrontare un altro periodo di terrore…

«Non posso abbracciarla» disse Vera.
Ci fu un secondo di silenzio, forse di stupore. «No, lo capisco, non volevo…»
«No. Intendo: non posso abbracciarla, signore. È troppo più alto di me. Sarei con la testa all’altezza sbagliata. Lo so, fa un po’ ridere».
In effetti, Lyndon ridacchiò. Almeno fece un tentativo. Vera si limitò a sorridere nel buio.
Si voltò e retrocesse lentamente, come se stesse facendo retromarcia in macchina senza specchietto, fino a sentire il paraurti posteriore toccare. Fu la sua schiena a “toccare”. Percepì il busto di Lyndon, dietro di lei, e si appoggiò delicatamente. Lui le circondò la vita con un braccio. Il suo alito le accarezzò la nuca.
In quell’istante sentì un brivido in tutto il corpo. Desiderò improvvisamente che lui spostasse una mano e le stringesse un seno, forte, e che la tirasse contro di sé. Quel desiderio così repentino la lasciò stordita. Strizzò gli occhi e li riaprì. Prese fiato e lo rilasciò come aveva fatto lui pochi minuti prima.
Lui la strinse più forte. Le posò la bocca sui capelli. Vera mise la mano sul suo polso, glielo accarezzò. Fu una carezza ipocrita, falsamente confortante, ma non riuscì a trattenersi. Pensò confusamente che Lyndon poteva sopravvivere qualche ora abbracciato a una tizia arrapata senza un motivo.
Chiuse gli occhi e cercò di calmarsi. Ma sapeva che cos’era, c’era un motivo: quello che avevano visto. Tutta quella morte, tutto quell’orrore. Il suo corpo riaffermava il fatto di essere vivo.
Anche quello di Lyndon lo fece. Lo sentì chiaramente contro il sedere, prima che lui si scostasse.
«Cristo. Penserà che sono un…»
«No» disse lei.

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Classificazione: 4 su 5.

La candidata

Sesso & Potere 3

Dopo venticinque anni di doylismo e dopo il breve mandato di Reid Turner, le Svetlands stanno per eleggere un nuovo cancelliere. I libdem sentono di non poter perdere e candidano la prima donna della storia del paese: Mirian Winchester.
Mirian è cresciuta alla dura scuola di partito, dove non puoi avere amici e dove i favori sessuali seguono delle regole da mercato azionario. Adesso tocca a lei raggiungere il potere… se riesce a prenderlo. Dalla cancelleria la separa solo la propria campagna elettorale. Il partito ha assunto per lei uno spin doctor di fama, Ray Brennan, bello, stronzo e agguerrito, ma non tutti i colleghi la sostengono come dovrebbero.
Mirian si troverà al centro di una campagna devastante, in cui dovrà comprarsi in tutti i modi i favori dei dissidenti interni, in cui dovrà dire addio a un vecchio amore e, forse, trovarne uno nuovo.
Consumandosi per poi splendere, degradandosi per raggiungere, infine, le vette del potere…

La porta si aprì e la segretaria, una signora pesante sulla sessantina, fece entrare un tizio con la custodia di un tablet in una mano. Mirian lo squadrò freddamente. Era alto, molto alto, almeno un metro e novanta, con i capelli molto scuri, quasi neri, e gli occhi molto verdi. Aveva le gambe magre, ma le spalle larghe, ed era troppo pallido. Era perfettamente sbarbato, ma non portava la cravatta, nonostante il fatto che il completo blu scuro che indossava la prevedesse.
«Signor Harris, signora Winchester…» disse con una voce bassa, piacevole ma non calda. Si sedette sulla terza poltrona dell’ufficio senza che nessuno glielo dicesse.
Annusò letteralmente l’aria, incastrò la custodia del tablet contro un bracciolo, si posò le mani in grembo e rivolse a entrambi un sorriso soddisfatto. «Bene».
«Mh, sì, signor Brennan, lo speriamo anche noi» disse Harris, nel suo tipico tono un po’ distante. Si voltò verso Mirian. «Miri, come ti ho anticipato, il signor Brennan ha dato ottima prova di sé alle ultime amministrative. Ovviamente nessuno di noi si aspettava di dover correre così presto per le politiche, ma… be’, pensiamo che sia un’ottima scelta. Ha qualche domanda?».
Il sorriso soddisfatto di Ray Brennan non si mosse. «Per lei? No, segretario. Lei non ci serve più».
Briant inarcò le sopracciglia, un po’ seccato, ma poi rise.
«Molto bene. Mi levo dalle scatole. Buon lavoro».
Detto questo si alzò dalla sua poltrona e andò verso la porta. Ruotò la maniglia, ma prima di uscire si voltò leggermente verso Mirian. “Lo so, è uno stronzo,” le disse, solo con le labbra. Mirian sorrise.

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Classificazione: 4 su 5.

Dovere di cronaca

Sesso & Potere 2

Le Svetlands sono appena uscite da venticinque anni di doylismo. Come tutti si aspettavano, le elezioni sono state vinte dal conservatore Reid Turner. Jacqueline Dunn è a capo della sezione politica di un importante quotidiano di area democratica e – sulla carta – il cancelliere Turner è suo nemico. Ma durante la festa di insediamento i due si trovano nell’appartamento vuoto della cancelleria e finiscono a letto insieme. Inizia una relazione fatta di alti e bassi, ad altissimo tasso erotico. Jacqueline cerca di resistere: Reid è un suo avversario politico ed è anche sposato. E poi… c’è qualcosa di strano nel modo in cui è arrivato al potere, come se dietro alla sua cancelleria ci fosse un segreto inconfessabile.
Un segreto che Jackie vuole svelare.

Turner andò verso il letto che era stato di Doyle e ci saltò sopra di schiena. Il telo di plastica che lo copriva crepitò, mentre lui si spingeva verso la testiera puntando i piedi.
«Dovrebbe almeno togliere il telo di plastica. Fa un rumore raccapricciante» disse Jackie.
«Mi piace, questo rumore». Turner fece ondeggiare il materasso, producendolo di nuovo. «È sexy».
Jackie si strinse nelle spalle. Cominciava anche ad avere freddo, solo con un asciugamano addosso. «Se torniamo in cucina, mi siedo anch’io. Anzi, se non sbaglio c’è anche un soggiorno con un divano e tutto».
Lui non si mosse.
«Mh-mh. Un paio di studi… una palestra… così mi hanno detto. Venga sul letto, invece».
Jackie restò ferma sulla porta.
Era esattamente il genere di situazione in cui non voleva trovarsi. Il tipo di situazione in cui non puoi vincere. Di solito era lei a infilare gli altri in situazioni del genere.
«Mi perdoni, ma era fraintendibile» si limitò a una replica fiacca.
«Ha ragione» annuì il neo-cancelliere. «Volevo dire: venga sul letto e si liberi di quell’asciugamano umido».

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Classificazione: 5 su 5.

Il cancelliere e la ballerina

Sesso & Potere 1

Tutto comincia con un attentato inspiegabile. Qualcuno, alla Conferenza sulla Fame nel Mondo, droga il cibo di tutti gli invitati. Capi di stato, ministri, ambasciatori, giornalisti, impiegati… e Hanna Faye, ex- étoile, ora ambasciatrice di buona volontà. Mentre il mondo le vortica attorno in un caleidoscopio di colori, Hanna finisce a letto con il primo ministro della sua patria natale, le Svetlands. È l’inizio di una relazione improbabile, sotto agli occhi dell’opinione pubblica, molto fisica e poco romantica. E la politica inizia presto a chiedere il suo tributo.
Hanna scoprirà che cosa si annida nel cuore di una nazione e di chi la governa: un mondo gretto e carnale, attraversato da improbabili sfumature di sensibilità.

«Vent’anni di politica allenano all’autocontrollo. Se tu quella sera fossi stata perfettamente lucida, sarei riuscito a scappare, credo».
«Saresti riuscito a scappare prima di mettermi una mano sulla coscia?» chiese lei, abbastanza incredula.
Lui le mise una mano sulla coscia in quel momento, sotto alla tovaglia. Risalì lentamente tra le sue gambe, accarezzandola al di sopra degli slip.
«Sì, penso di sì. Non so come me la sarei cavata, dopo. Per fortuna eri bagnata e desiderosa di salire in camera con me».
Hanna fece una piccola smorfia. «Credo di esserlo anche ora».
«Anch’io» sorrise lui. Le scostò gli slip e le infilò due dita dentro. «Ma, vedi, siamo in un luogo pubblico. Non ti rovescerò sul tavolo, anche se vorrei. Invece, ti farò scegliere: continuo o chiediamo il conto?».
Lei si mordicchiò un labbro. «Quanto è veloce, quella macchina?».
Negli occhi dell’altro passò un lampo divertito. «Quella macchina non supera mai i limiti di velocità».
«Allora continua» concluse lei.

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Classificazione: 4 su 5.