Il re della notte

April è l’ultimogenita del re Avetis. La sua vita potrebbe essere fatta di balli e frivolezze, ma non è proprio il tipo. Le piace andare a cavallo, camminare nei boschi, leggere e odia le situazioni mondane. Quando il giovane erede al trono si ammala gravemente, è per la sua indole avventurosa che suo padre chiede proprio a lei di inoltrarsi nel regno oltre le nebbie, dove il sole non sorge mai e la magia è potente, per impadronirsi in qualche modo della Gemma della Sera, una pietra dalle straordinarie capacità taumaturgiche. April è pronta a lottare per la pietra, a rubarla o a comprarla a peso d’oro, ma, per cominciare, tanto vale provare a chiederla gentilmente. Il Re della Notte, il sovrano di quelle terre, gliela concede, ma ordina a suo figlio Starrag di accompagnarla. E Starrag è spaventoso, cupo come il corvo di cui porta il nome, enigmatico e infelice, spesso sprezzante, ma ha anche qualcosa di diverso e speciale di cui April inizia lentamente a subire il fascino. È solo l’inizio di una storia più ampia, di un’attrazione complessa e non priva di passi falsi, e dell’incontro tra due mondi agli antipodi.

«C-come… dov’eri? Come sei entrato?».
Starrag Ó hAlluráin sbuffò. «In questo regno non avete protezioni contro la magia. Se volessi potrei entrare nella stanza del tesoro del re, nessuno potrebbe impedirmelo. Ebbene?».
April sbatté le palpebre un paio di volte.
«Ho dei segni sul corpo!».
«I sigilli. Te ne sei accorta solo ora?».
«Sì!».
E nel sentirlo così sprezzante, la paura si stava trasformando in collera.
«Come hai potuto, dannazione! Sono piena di… di scarabocchi rossi! Scompariranno? Perché non sono ansiosa di sposarmi, è vero, ma spiegare questa roba a un futuro marito potrebbe essere un po’ complicato. Specie data la posizione di alcuni. Per di più non ho ancora capito se ce n’è uno anche… anche… lì, insomma!».
«Lì dove?».
April fece un cenno indignato verso il basso. «Lì!».
Starrag Ó hAlluráin la fissò inespressivo. «Sei davvero la creatura più fatua e ignorante che abbia mai conosciuto».
«E tu il più maleducato! Non si scrive sul corpo di una signora!».
«La magia ambisce a farsi carne, nelle mie terre. Più sei adatto a ospitarla, più cerca di piantarti dentro il seme di un incubo. Tu sei entrata nel nostro regno senza proteggerti, ho dovuto tracciare dei sigilli. Ti ho detto che devo finire il lavoro. Con il tempo diventeranno quasi invisibili, se davvero li trovi così indecenti».
«Non li trovo così indecenti. Accetto la tua spiegazione e se li hai tracciati per proteggermi te ne sono grata. Ma sarà difficile spiegare a un futuro sposo come me li sono procurati, questo è indubbio».
«Oh, sono sicuro che quel pover uomo avrà ben altro di cui lamentarsi. Forza, spogliati, chiudiamo la questione».

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Classificazione: 3.5 su 5.

Sopra brilla il cielo

Maybelle è in viaggio verso l’Ovest con suo fratello, decisa a sfuggire a un pretendente indesiderato e a farsi una nuova vita, quando la loro carovana viene attaccata. Lei è l’unica che riesce a scappare – e a sopravvivere.
Arrivata fortunosamente a un villaggio di frontiera, stravolta e distrutta dalla morte del fratello, scopre che le sue disavventure sono solo all’inizio. Il predicatore Maxwell, ubriaco marcio, la indirizza verso il saloon, dove finisce quasi uccisa in una sparatoria. La mette in salvo Wyatt, che però non intende ospitare una donna giovane e bella nel suo ranch, e la riporta in chiesa. Maxwell accetta a malincuore di cedergli la sua stanza, anche lui preoccupato delle malelingue. Ma Pine Creek non è terribile come sembra a prima vista, e la gente del luogo è burbera, non senza cuore. Come Tom, il figlio di dieci anni del pastore, che la adotta subito. Oppure Ruth, la figlia di sette anni di Wyatt, che inizia a seguirla come un’ombra. E poi c’è qualcuno, una persona speciale. All’inizio Maybelle non vede l’ora di andarsene, ma come si fa a lasciare il posto dove ti sei innamorata?

Avevo chiuso la porta della mia stanza con il chiavistello a barretta, ma quell’uomo l’aveva divelto con una sola spallata. Fuori si sentì un altro colpo di pistola, seguito da un “vieni fuori che ti uccido, figlio di puttana!”
L’uomo, che era senza camicia, senza scarpe e specialmente senza cinturone, si affrettò a spostare davanti alla porta una sedia e a incastrarla sotto la maniglia.
«Sei pazzo, bello! Tua sorella è un’onesta lavoratrice, se fai così non l’aiuti mica!» gridò. Poi si buttò a terra, mentre la parete veniva bucherellata da un paio di pallottole.
Fu a quel punto che si accorse di me.
Ero nella tinozza, le braccia attorno alle ginocchia, gli occhi larghi e arrossati dal pianto.
«Oh, merda» disse.
Da fuori continuavano a venire gli strepiti del fratello della prostituta, solo che ora c’erano anche delle altre voci. Uomini che provavano a salire le scale, ma venivano ricacciati indietro a colpi di pistola.
«Chi è lei?» chiesi, attonita.
«Wyatt Coltrane». Si toccò il lato della fronte con due dita. «Signorina, mi dispiace tanto. Non sapevo che qua dentro ci fosse qualcuno». Da fuori continuavano le grida, i tentativi di negoziazione e l’occasionale colpo di pistola.
«Credo che dovrebbe uscire di lì. Se… ecco, se ha finito».
In realtà mi dovevo sciacquare. Avevo una brocca proprio accanto alla vasca.
«Almeno si volti» sospirai.
Sembrò imbarazzato. «Ha proprio ragione. Mi scusi».
Voltò la faccia e io mi alzai in piedi nella tinozza per sciacquarmi.
«Se posso permettermi, fossi in lei resterei in piedi il meno possibile» commentò lui. Che a quel punto si era acquattato dietro il letto.

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Classificazione: 3 su 5.

Come domare un principe

Polly viene da una famiglia disastrata e sa da sempre qual è il suo obiettivo nella vita: trovare un uomo ricco, anzi ricchissimo, e sistemarsi a sue spese. Il primo step del suo programma è vendersi in internet al miglior offerente. Potrebbe infilarsi in guai seri e trovare un sadico, un maniaco o un serial killer, ma l’uomo che compra la sua verginità è solo un principe. Non un principe azzurro, questo è chiaro, un principe saudita. Un misogino, maschilista, dispotico, possessivo, insensibile, miliardario arabo, con tre mogli nel paese natio e uno stuolo di amanti in mezzo mondo, uno per cui Polly è un’infedele, e dunque due volte inferiore. Ma è bella, così bella, e Rashid finisce per offrirle un contratto in esclusiva con lui. Senza immaginare che quella “donna immorale” potrebbe mettere in discussione il suo punto di vista, la sua vita e il suo mondo.

Quello è Rashid bin Muhammad al-Kabir? C’è qualcosa di sbagliato. Oh, c’è qualcosa di totalmente sbagliato, per forza. In realtà vuole affettarmi. Farmi male in qualche modo. Quel tizio lì non può aver pagato per la mia vagina.
È seduto in poltrona, le gambe accavallate. Pantaloni scuri, una camicia bianca dalle maniche rimboccate, aperta su un torace… perfetto. È perfetta tutta la confezione, non ci sono altre parole. Il viso dai tratti aquilini può piacere o non piacere, presumo, ma lo definirei comunque attraente. Ha un pizzetto nero, folto, ma non è troppo peloso. Anche gli occhi sono neri, neri e divertiti. I capelli gli ricadono in riccioli scuri attorno al viso. Dubito che sembrerebbe buffo anche con la tovaglietta in testa e la camicia da notte addosso. Ora è scalzo e… uhm, si sta alzando. È alto e snello. In forma. Si è dato da fare in palestra e si vede. Ha nove anni più di me, ma sembrano meno. Nel contempo, sembrano anche di più, quando mi guarda con quell’espressione quasi ironica.
«Mary Harvey» dice. «Non hai un diminutivo, qualcosa di più giocoso?».
«Uhm… Polly».
«Polly. Come si arriva da Mary Harvey a Polly, solo per curiosità?».
Emetto una risatina nervosa. Sta cercando di mettermi a mio agio? Non ci sta riuscendo.
«Da Mary, presumo. Mary, Molly, Polly. È così che funziona in… uhm».
«In inglese, chiaro. Tutto funziona sempre in modo illogico, in inglese. Bene, Polly». Se lo rigira in bocca e ho l’impressione che mi prenda in giro.
Si avvicina ancora. Io resto ferma. Dio, come non voglio essere qua. Ma ormai ci sono e non so come comportarmi. Il panico mi cresce dentro sempre di più e decido di confessare. Che altro posso fare? È chiaro che non voleva me. Voleva qualcosa di diverso. Di meglio, almeno ai suoi occhi.
«Non… non so cosa fare» dico. «Mi dispiace».
«Perché, che cosa devi fare? Niente, cedere. Sii donna, la parte passiva. A tutto il resto penso io».
È rassicurante, in un certo senso. In un altro non è giusto, se capite il mio punto. Dovrei comunque avere voce in capitolo, no? Ma forse no, alla fin fine. Gli ho venduto il mio corpo, lui l’ha comprato. Che voce in capitolo dovrei avere?
Ora è vicinissimo. Mi solleva il mento con due dita, mi scruta con quegli occhi neri come ossidiana. «Hai paura?».
«N-no».
«Non devi averne. Come ti ho già detto, penso a tutto io. Togliamo questo affare».

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Classificazione: 4.5 su 5.

Desiderio oltre le stelle

Lunaria Wilkinson ha faticato molto per arrivare a ricoprire il posto di assistente del Generale Larsen, lavorare sulla SIS Ales, l’ammiraglia della Societas Intermundi, e occuparsi di politica interplanetaria. Essere lì è un po’ come stare al centro dell’universo e, vista da lì, la guerra fredda con le ex-colonie della Secessione sembra lontana.
Isabelle Lefebvre sulle ex-colonie ci è nata. La sua navicella è finita nelle maglie della Societas e ora è prigioniera su un mondo sperduto della Fascia Esterna. La sua posizione potrebbe essere peggiore, tuttavia. Mentre aspetta di venire scambiata con qualche altro prigioniero viene tenuta nella foresteria della residenza ufficiale del Governatore Brant. Il quale è gentile, seducente, bello come solo gli abitanti dei mondi interni… ma ci si potrà fidare di lui?
Nel contempo Lunaria trova sempre più difficile non cedere al fascino dello scostante Larsen… e forse neppure lui è disinteressato alla questione. Gli basta uno sguardo per farle bollire il sangue… come fare, senza mettere a rischio il lavoro per cui ha tanto faticato?

«Miss Wilkinson? Potrebbe farmi un favore personale?» mi chiese Larsen quella mattina.
«Sì, certo».
«Potrebbe, come dire… smetterla di provare a essere meno sexy?».
Sbattei le palpebre. «Non funziona neanche questo, eh?».
Avrei preso il muro a testate.
«Non capisco. Per favore, me lo spieghi. So che ha cose molto più importanti a cui pensare, ma… solo per questa volta, okay?».
Lui mi fissò. Era seduto dietro la scrivania e io ero in piedi su un lato.
«Sarò sistematico e partirò dall’alto. Non c’è assolutamente nulla che possa fare per rendere meno attraente il suo viso, se non, forse, sfregiarsi. Ma non sono sicuro che funzionerebbe e comunque la invito a non farlo. Anche il suo collo è una causa persa: è lungo, bianco e probabilmente sa di panna. Lo guardi e ti viene voglia di leccarlo. Subito sotto…» fece anche un vago gesto con un dito «…la sua scollatura poco accentuata. Ha uno sterno, Miss Wilkinson, che sembra fatto apposta per essere baciato. Le tette sono coperte, okay, ma sono così sode, tonde e strette nella stoffa che tutto quello che vorresti fare è palparle finché i capezzoli non si induriscono. Come ora».
E, be’… non mi aspettavo niente del genere, quando gli avevo chiesto di spiegarmi come migliorare nell’essere meno sexy. In realtà mentre parlava immaginavo che fosse lui a farlo e l’idea mi stava facendo letteralmente impazzire.
«La gonna vela le sue cosce senza nasconderle. Chiunque sano di mente immagina di morderle… morderle dolcemente sul lato interno fino ad arrivare alla sua fica e succhiarla come un frutto maturo. Spero di essere stato esaustivo».
Mi appoggiai alla scrivania.
«Fin troppo».
«Non faccia così».
Presi aria. Avevo la faccia, il collo e il petto in fiamme.
«Non posso evitarlo».

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Un matrimonio non voluto

Metà dell’Ottocento, Salisbury. Secondo sua madre Faye ha un’unica qualità: la bellezza. Ma la bellezza è proprio quel che le serve perché la sua intraprendente genitrice riesca a prendere all’amo il vedovo più ambito della città, quel Lord Ashton che tutti pensavano non si sarebbe mai più risposato. A Faye Lord Ashton non interessa… ha occhi solo per Marc, un coetaneo bello e romantico, che a sua volta non è indifferente a quella sua “unica qualità”. Ma la famiglia di Marc è in bancarotta e un matrimonio tra loro è impossibile, così Faye dovrà fare buon viso a cattiva sorte e sposare un uomo per cui non prova niente. Le cose, tuttavia, non andranno come previsto e Faye dovrà capire che nessuno ha un’unica qualità e che non sempre quello che si vuole è quello di cui si ha bisogno.

La portò nella sua camera.
La depose gentilmente sul letto. Il vestito strappato e aperto rivelò di nuovo i suoi seni lattei. Faye, gli occhi chiusi, se li coprì con una mano.
«Posso aiutarti? A svestirti? Chiamo la tua cameriera?».
Lei scosse la testa.
«Non mi hai mai voluta?» chiese, senza guardarlo.
«Mh?».
«Dico, non mi hai mai voluta? Mi hai sempre disprezzata e basta?».
Lui le sganciò la gonna. Poi la prima delle numerose sottane ricamate. La crinolina si era appiattita su un lato, rivelando le gambe di lei. Le lunghe mutande di seta, aderenti alle sue cosce, le calze intonate al vestito… la forma tornita dei suoi polpacci, le caviglie sottili…
«Certo che ti ho voluta. Un tempo. A che cosa ti serve saperlo ora?».
Le slacciò le stringhe degli stivaletti. Glieli sfilò. I piedini di lei, così piccoli e arcuati…
«Ho sempre pensato… che prima o poi mi avresti presa. Anche solo per vendetta. Anche solo per punirmi. Mi sono conservata per quel momento, ma suppongo che il disgusto, per te, fosse troppo forte».
Lui rise sottovoce. Iniziò a sganciarle la crinolina.
«Non esagerare. O meglio, non essere così melodrammatica. Non ho mai provato disgusto, ma non sono certamente il tipo che prende sua moglie con la forza».
Le sfilò la gabbia della crinolina e appoggiò a un lato del letto senza neppure provare a ripiegarla.
«E che cosa avresti conservato?» aggiunse, iniziando a sfilarle il corpetto stracciato del vestito.
Le abbassò dolcemente il braccio con cui si riparava i seni. Faye lo fissò, respirando veloce, le pupille larghe nelle sue iridi.
Hugh ebbe la tentazione di stringerla a sé. Percepiva la sua vulnerabilità e sapeva che Faye non si sarebbe opposta. L’avrebbe lasciato fare e l’avrebbe considerato giusto. Era lui a non considerarlo giusto, tuttavia, e sapeva di avere ragione in merito.
«Una cosa inutile. La verginità» rispose lei.

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Per soldi o per amore

Lerer sta viaggiando in carrozza verso il proprio matrimonio, un matrimonio politico che ha ogni intenzione di boicottare. Quando il suo convoglio viene assalito da un drappello di mercenari in un primo momento pensa che la sua fine sia vicina. Freddamente, prova a concedersi solo al loro comandante per evitare di venir passata tra tutti gli altri, ma presto scopre di aver sbagliato a giudicare quegli uomini – e il comandante in particolare. Sareth ha un codice, un codice a cui cerca di attenersi sempre: portare a termine gli incarichi, prendere soldi da un solo committente per volta, non sgozzare innocenti se è possibile evitarlo, non derubare i civili, non distruggere per il gusto di farlo. Lerer è costretta ad ammettere che il suo codice è molto più nobile di quello dei nobili di nascita… e che Sareth è un uomo migliore di qualsiasi marito la sua famiglia potrà mai imporle.

Lerer chiuse gli occhi e posò la fronte sul petto di lui. O meglio, sulla coperta che lo copriva.Non era proprio il massimo, rifletté, autoindulgente: la coperta era piena di peli di cavallo e ne aveva anche l’odore. La scostò un po’ per posare la fronte almeno sul giustacuore di pelle di lui. Serath le sistemò i capelli con le dita e le coprì un po’ meglio la testa.
«Oggi pomeriggio, a cavallo…» mormorò Lerer, contro di lui.
Serath non rispose.
«Mi sento strana anche ora… perché?».
Lui sospirò silenziosamente. Lerer sentì il movimento del suo petto. «Suppongo che sia… l’età» borbottò, a voce così bassa che lei fece fatica a sentirlo.
Sollevò lo sguardo verso il suo. «Che cosa vuol dire? Che cosa…»
I loro nasi si sfioravano, le loro bocche erano vicine. Lerer si rese conto che voleva baciarlo, ma prima di riuscire a mettere in pratica questa idea fu Serath a baciare lei. Sul collo, molto piano.
A Lerer sembrò di andare a fuoco.

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Classificazione: 4 su 5.

Il signore della guerra

Quando l’esercito nevariano attacca la città di Melita Sharrane lei capisce che la sua vita privilegiata è finita. Viene portata via e sta per finire nelle mani di un manipolo di soldati quando un cavaliere dell’esercito nemico la salva dal suo destino. Ma poi Lord Epsos l’ha davvero salvata? Inizialmente sembra che l’abbia semplicemente resa una schiava con cui divertirsi come vuole… o forse no. Senza più una casa né una famiglia Melita non può fare altro che fidarsi di quello sconosciuto. E presto dovrà trovare la risposta a una domanda difficile: si può provare attrazione per il proprio nemico?

Alzò la testa e le sue labbra trovarono le mie. «Continuo a desiderarti. Non riesco a smettere. E dentro di me so che voglio ancora una volta… sfruttare la mia posizione. Ordinarti di giacere con me. Prenderti fino a essermi tolto la voglia e pazienza se tu non mi desideri. È questo a farmi sentire in colpa. Non ne verrebbe niente di buono. Non avevi mai visto un uomo. Non sapevi neppure che cosa fosse il mio seme. Non hai mai voluto stringerti a qualcuno… non per affetto o conforto, ma per desiderio. Non hai mai provato piacere con qualcuno… forse neppure da sola. Ho distrutto la tua città, ti ho strappata alla tua famiglia, ti ho resa una schiava… e ora voglio prendermi pure la tua innocenza. Prima o poi lo farò, mi conosco».

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Vendetta

The New Little Black Chronicles

Che cosa ci fa Tyr, l’albino millenario, in una delle peggiori favelas di Rio de Janeiro? Quale terribile perdita l’ha convinto a partire per una missione vendicatrice solitaria? A chi sta dando la caccia? Tra la desolata umanità di una Rocinha in bilico tra la redenzione e il disinteresse delle autorità, Tyr è pronto a giocare a un gioco molto rischioso, con l’unico aiuto di una prostituta minorenne già disillusa dalla vita e di una poliziotta che crede in una favela libera dal controllo dei narcotrafficanti. Nessuno di loro uscirà uguale a prima dal gorgo pericoloso e sensuale di Rio…

Quindi, dopo tutto, Tyr voleva quello che volevano tutti. Lana si disse che non importava: le aveva salvato la vita, si era preso cura di lei e le aveva persino comprato cibo e vestiti. Inoltre, vendeva quello che Tyr ora voleva sette giorni su sette a chiunque pagasse… dov’era il problema?
Salì sul letto con le ginocchia e si sfilò la canottiera. La buttò da un lato, per poi slacciarsi il bottone dei pantaloni.
«Vieni qua» ripeté Tyr.
Lana si chinò su di lui, chiedendosi che cosa avesse il mente quel tizio incomprensibile. Come scoprì un istante dopo, niente di strano: allungò la testa per prenderle un capezzolo tra le labbra. Lana sentì la sua lingua solleticarla leggermente e…
Quello che avvenne subito dopo fu… impossibile. Fu come se dal punto in cui la bocca di Tyr le leccava delicatamente il capezzolo si diramasse una corrente di puro piacere. Quel piacere violento e sempre più inspiegabile si diffuse nel suo corpo come un’onda formicolante.Lana perse l’equilibrio e cadde addosso a Tyr, o meglio, gli sarebbe caduta addosso se lui non l’avesse afferrata fulmineamente per le braccia, adagiandola sul materasso.
Un primo sospiro di piacere sfuggì dalle labbra di Lana. Era inspiegabile, era… doveva averla drogata o qualcosa del genere. Doveva aver messo qualcosa nella feijoada… perché lei non godeva mai con i clienti, e in realtà non godeva mai in generale, quindi quello che le stava succedendo era…
«Inevitabile, credimi» mormorò Tyr.

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High School

Kartika è all’ultimo anno delle superiori. Il suo è uno dei quartieri peggiori di Charlotte, con un alto tasso di abbandono scolatisco, i baby gangster e fin troppe ragazze-madri, ma Kartika è decisa a ottenere la borsa di studio che la porterà via di lì, verso un futuro migliore. Sul suo cammino il nuovo direttore della scuola, Edward D. Ford. Edward è giovane, progressista, ambizioso… e intende aiutarla sul serio. È anche bello e sexy da impazzire e Kartika prende quasi subito una sbandata per lui. Sembra un’attrazione non corrisposta, un amore senza speranza, ma forse, lasciando tempo al tempo…

Fu come veder crollare un edificio da una certa distanza. Vedi una nube, poi senti un tonfo e solo dopo l’edificio collassa.Lo stesso fu con lui. Prima rispose al mio bacio, poi mi posò le mani sui fianchi, poi mi tirò su prendendomi per le natiche e barcollò verso il divano. Si piegò su di me, con un ginocchio tra le mie cosce, baciandomi, leccandomi e mordicchiandomi collo e spalle.
Finalmente vidi il suo desiderio e la cosa mi infiammò completamente. Gli strattonai via la camicia senza sbottonarla, gli slacciai i pantaloni. Mi liberai di leggings e stivali e mi strofinai senza pudore contro il suo pacco.
Lui rise. «Cristo» borbottò, stringendomi una tetta.Gli tirai giù i pantaloni, facendogli scivolare le mani sulle chiappe. Avrei voluto dirgli di scoparmi in tutti i modi, togliendosi ogni possibile sfizio, ma non ne avevo il coraggio. Così mi limitai a gemere e a cercare il suo sesso con una mano.Lo trovai, grande, duro, caldo… pronto.

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Oscuri abissi di desiderio

L’East End di Londra è ancora stretto nell’incubo di Jack lo Squartatore, ma non è l’unico pericolo da cui una giovane donna debba guardarsi. Elisabeth Currant è cresciuta in una famiglia della media borghesia, ma la morte del padre e i conseguenti problemi economici hanno finito per portarla in una delle terribili strutture per indigenti di Whitechapel. È fuggendo da una situazione disperata che si imbatte in sir Louis Roswell Spencer, che la salva dall’incubo in cambio del suo aiuto. Sta indagando nella morte di una donna uccisa dell’East End da una mano diversa da quella dello Squartatore… una giovane di ottima famiglia, trovata strangolata e vestita come una prostituta. Quale oscuro intreccio di desiderio e follia ha condotto alla sua uccisione? E come potrà Elisabeth sottrarsi al proprio desiderio, che la sta spingendo inesorabilmente tra le braccia di un uomo di una classe sociale diversissima dalla sua e per di più sposato?

Annuii e cercai di guardarlo in faccia, ma l’interno della carrozza era troppo buio. Fu l’alcool a rendermi avventata a sufficienza da chiedere: «Era la sua amante?».
Sir Louis scosse la testa, ma non ne sembrò turbato. «No, no. La conoscevo da troppo tempo». Si sporse su di me e mi baciò.Il cuore iniziò a battermi nel petto come un tamburo. Sir Louis mi aveva presa alla sprovvista, ma ora che sentivo le sue labbra sulle mie… mi sembrava di morire, da quanto era bella la sensazione.
Lui mi accarezzò una guancia e continuò a baciarmi. Il tempo sembrò accelerare. Avrei voluto che quel viaggio in carrozza continuasse per anni e anni, per poter restare tra le sue braccia, con la sua bocca premuta sulla mia. A un certo punto oltre alle sue labbra sentii anche la sua lingua.Trovai la cosa incredibilmente eccitante. Mi sentivo sempre più intontita e disinibita e avrei voluto che quello che stava succedendo continuasse in eterno.

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