Unfit (English Edition)

A Season of Three Unpresentable Girls

Unfit is a trilogy about the tribulations of several perfectly respectable gentlemen who asked nothing more of life than peace, quiet, and the sacred comforts of the patriarchy — now besieged by the staggering tactlessness of three young women with heads full of nonsense, set in a better time, when men were men and women were houseplants.

1. Rachel

“I am about to pretend to faint,” said Rachel.
“I am most grateful for this small mercy.”

The Vassemer sisters grew up in a large, ancient house in Lincolnshire with their father, Sir Henry. In the village the Vassemers enjoy a solid reputation for eccentricity, and it cannot be denied that it is entirely deserved. Sir Henry is an astronomer, and his eldest daughter, Rachel, at the age of thirty-three is firmly convinced that she herself is an astronomer as well—as though a woman could possibly comprehend the complexities of the cosmos. Naturally she is destined to remain a spinster.
The younger daughters, instead of troubling themselves with making their debuts in society like any sensible young lady, have resolved to devote themselves respectively to writing and to the cause of women’s suffrage—as though there were a single reason why women ought to be permitted to vote.
Fortunately their house collapses, Sir Henry dies, and the girls are sent off to three separate guardians. Rachel finds herself on the great estate of Lord Julian Acton, Marquess of Northdall and several other titles besides: a widower with two sons barely out of adolescence, an inscrutable Indian butler, and a single passion in life—horses.
Lord Northdall, however, is no tyrant, and he and Miss Rachel soon reach an agreement founded upon common sense. Miss Rachel may continue to be as unpresentable as she pleases in private, but in public she will conduct herself as a perfect gentlewoman.
Miss Rachel agrees. No, truly. She agrees.
Unfortunately, being normal is not quite so simple when you are a Vassemer, and Lord Northdall will soon discover this at considerable personal cost.

2. Fortune

“So that’s how it is. You allow yourself to quote Baudelaire,” said Fortune.
“I do.”

The Season of 1889 has begun. And what are three thoroughly unpresentable sisters to do in the great melting pot of London—that magnificent, smoke-choked city roiling with suffragist movements and class struggles, crammed with slums where poverty is a scandal, alive with cultural avant-gardes, and populated by men and women of every faith, class and nationality, where nobles and commoners breathe the same air fouled by a thousand chimneys?
Why, obviously—squeeze themselves into meringue-shaped gowns and go curtsy before the Queen.
The eldest sister, Rachel, has admittedly already sorted herself out, having married a marquess of all things. But the two younger ones, Vera and Fortune, remain gloriously unattached.
Fortune is not particularly interested in changing that. She escapes her guardian’s household at every opportunity to cultivate rather unconventional friendships with the most revolutionary women in the city—a pastime that carries its own risks, given that protest marches have a habit of ending with everyone involved under arrest.
Her cousin Laura cannot fathom what on earth she’s thinking, especially when every eligible bachelor in London seems to be circling. The trouble is that none of the pallid sons of the aristocracy make for interesting company—none, that is, except one: the sulfurous, scandalous, hopelessly rakish Duke of Grey, notorious gambler and the private terror of every mother with a marriageable daughter.
With him, Fortune finds she gets along rather well.
Pity that being seen in his company could single-handedly destroy the reputation of every woman in her family.
What could possibly go wrong?

3. Vera

“I don’t think this is a particularly good idea,” Haddock observed.
“I’m a Vassemer. We don’t have good ideas.”

The Season of 1889 is drawing to a close, and two of the three Vassemer sisters have settled themselves — and, as every gossip in the capital has gleefully noted, settled themselves remarkably well, marrying considerably above their station.
Which leaves only Vera.
Vera, who keeps insisting to anyone who will listen that she intends to become a successful writer and has absolutely no interest in marriage. Was there ever anything so scandalous? Who on earth would want a girl like that?
As it happens, London has rather more interesting scandals on its hands this season. Not the standard fare: adultery, blackmail, illegitimate children, creative accounting. Not even the perennial nuisance of the nouveaux riches demanding more room at the table. And certainly nothing to do with the suffragists and their absurd insistence that women ought to vote.
No. Somewhere in the city, a secret is about to surface. The kind that polite society has always known existed and has always agreed, collectively and very firmly, not to mention.
The greatest scandal of the age is coming.
Or perhaps not. After all, if there is one thing the nobility of the realm has always excelled at, it is sweeping things under the carpet.

Gli Arden

Come pesci fuor d’acqua – Vol. 1

Finito il Risorgimento, non restava che danzare.

Roma, 1874. Quando gli Arden arrivano nella nuova capitale, l’Italia è unita da pochi anni, e non del tutto. Prospero, Cressida e Titania sono inglesi, figli del visconte di Paget. Il maggiore ha intrapreso un Grand Tour d’Europa per distrarsi da una situazione familiare infelice, le sue sorelle minori per spirito d’avventura. O quasi. Cressida, in patria, ha dovuto fronteggiare uno scandalo quando il suo fidanzato l’ha scaricata poco prima delle nozze, e senza spiegazioni.
Gli Arden hanno già passato diversi mesi in Francia e nel nord Italia, ora sono pronti a godersi un’estate romana tra antiche rovine e opere d’arte. Saranno ospiti – a pagamento – dei Duchi di Nemi. Gualtiero e Alina, i figli del duca, appartengono a un’antica famiglia in difficoltà finanziarie. Gualtiero è un unitario convinto, ha persino combattuto in Triveneto, ed è da anni in rotta con il padre, fedele al papato. Come se non bastasse, nella grande e magnifica tenuta sul lago di Nemi vive anche Ettore Amari, amministratore della proprietà ed ex commilitone di Gualtiero. È l’incontro di due mondi. Tra antipatie, amori e duelli, per gli Arden l’ultima parte del Grand Tour sarà davvero indimenticabile.


«Non andranno fino in fondo, vero?» chiese Cressida, in tono angosciato.
«Oh, spero proprio di sì!» replicò Alina.
«Non sarebbe stato meglio scegliere il primo pomeriggio?» considerò Titania.
Alina alzò gli occhi al cielo. «Troppo caldo!»
«Ma se risolvessero con una stretta di mano…»
«Ne dubito» considerò Alina. «E se uno dei due si ritirasse, perderebbe la faccia».
«Dovrebbe essere vietato!»
«Pare che vogliano vietarlo, sì».
«È una barbarie!»
Alina le rivolse un sorriso allegro. «Non vi preoccupate, il vostro campione vincerà di sicuro. Lord Coso è un lombrico».
Cressida riprese a torcersi le mani, nei guantini di pizzo. Nella sua mente era ben chiara una sgradevole verità: anche un lombrico può essere pericoloso, con una sciabola in mano.

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La legge del caso

Sesso & Potere – fuori collana

Omar Ricciardi è appena stato nominato Presidente del Consiglio. Come sia successo non è del tutto chiaro neanche a lui. Il precedente governo è caduto, okay. In Italia succede spesso. Tutte le persone a cui il Presidente della Repubblica ha conferito un incarico esplorativo non sono riuscite nell’impresa di formare un nuovo esecutivo. Omar sì, anche perché ormai erano tutti esausti.
Ora si trova con un mestiere che non vuole fare, con problemi da risolvere molto più grandi di lui e con un orizzonte temporale estremamente limitato, perché sa già che il suo governo cadrà al primo muover di foglia. Unico aspetto positivo, il nuovo assistente che il suo segretario gli ha procurato si chiama Andrea, sì, ma è una donna. Una giovane donna con le idee molto chiare e nessuna illusione sulla politica, forse disposta a rendere la sua vita migliore sotto più di un punto di vista. Mentre tra loro aumenta l’attrazione, però, per Omar aumentano anche i problemi. In modo esponenziale.

La politica italiana come non l’avete mai vista. E mai la vedrete nella realtà.

Rettori la precedette verso lo studio del presidente, la famosa Galleria Deti, bussò e aprì in un unico gesto. «Omar, c’è qua la prima candidata per il ruolo di capo della segreteria particolare».
Ricciardi era seduto dietro una grande scrivania. Alle sue spalle, una finestra e le bandiere, tutto attorno, dipinti a olio di certo antichi e preziosi, dorature come se piovessero, un soffitto a cassettoni affrescato, tende e poltrone di broccato in tinta e una carta da parati dorata che nessuno sano di mente avrebbe definito sobria. Ricciardi, là in mezzo, sembrava fuori luogo.
Andrea l’aveva visto in TV un paio di volte e aveva fatto un’approfondita ricerca sul suo conto prima di mandare il curriculum. Di cinque anni più anziano di lei, bel viso virile, spalle larghe e fianchi stretti, indossava un maglione bianco piuttosto sformato che rovinava tutto.
«Pensavo che fosse un maschio» ammise candidamente, lanciandole un’occhiata infelice.
«No, Omar. Andrea è un nome anche femminile» puntualizzò il segretario.
«Va be’. Si accomodi, prego».
Andrea si accomodò su una sedia rivestita di broccato rosellino.
«Se preferisce un assistente uomo lo capirò» disse, con un altro sospiro. Era inutile rendergli le cose difficili. Per quanto il suo governo non avesse molte chance di arrivare a sei mesi di vita, era per sempre il Presidente del Consiglio.
«Di sicuro lo preferisce Carlo. Sospetto che abbia scazzato per via del nome. Le succede spesso?»
«Tutto il tempo. Be’, tranne all’estero».
«Già. Mmm… per lei viaggiare è okay?»
Non era la prima domanda che Andrea si aspettasse. «Sì» rispose, un po’ stupita.
«Orari del cazzo, carico di lavoro disumano?»
Era chiaro che Ricciardi doveva ancora mettere a punto il suo lessico presidenziale. «Me lo aspetto, sì».
«Pompini durante la pausa pranzo?»
Andrea non cambiò espressione. «Ma solo se è ragionevolmente pulito».
Ricciardi sbatté le palpebre. Rise. «Era una specie di trabocchetto».
«E la mia era una risposta onesta. La politica è quel che è».
«Ah». Chiaramente era rimasto a corto di domande. «Ci tengo a ribadire che era un trabocchetto. Le persone imperturbabili mi innervosiscono, finisco per sparare cazzate».
«Tendo a essere imperturbabile, mi dispiace».
«Mi sa che non siamo fatti l’uno per l’altra».

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Una cospirazione di gentiluomini

A Victorian Story

Rupert è il terzo figlio di un visconte in rovina. La sua famiglia è così preoccupata di mantenere il proprio status da non riuscire a provvedere ai suoi bisogni essenziali. Così Rupert fugge, rubacchia tra i vicoli del porto, vive di espedienti. Finché, a undici anni, non si imbarca sul suo primo mercantile.
Venticinque anni dopo, una tragedia cambia le carte in tavola. Rupert ha ormai raggiunto una certa prosperità, ha una compagnia di navigazione, un socio che stima, una donna che ama. Poi, all’improvviso, la sua famiglia riappare e le circostanze sono tragiche. L’unico modo per scampare alla rovina sembra essere sposare una giovane ereditiera cresciuta in collegio.
Ma se il rimedio fosse peggiore del male?

Rupert andò verso gli appartamenti di Lily, bussò e aspettò di sentire un flebile “avanti”.
Oltre la porta, le stanze erano immerse nel buio.
«Lady Lily? Dovrebbe accendere una lampada» disse, con un sospiro. Non voleva rompersi un osso inciampando in qualche tappeto.
Passarono diversi secondi, poi dalla camera della sposa provenne un debole chiarore.
Rupert sospirò di nuovo. Andò da quella parte.
Lily era a letto – o così doveva supporre. Le tende del baldacchino erano chiuse.
Ne scostò una e rivolse un sorriso affabile a quella poveretta. «Buonasera. Spero che la sistemazione sia di suo gradimento».
Lily aveva le coperte tirate fino al naso. «S-sì, grazie. È tutto molto bello».
«Mh-mh. Adesso si rilassi e lasci fare a me».
Si liberò della vestaglia, poi si sfilò la casacca del pigiama.
Dal letto provenne un curioso suono, quasi un grido strozzato.
Un secondo più tardi Rupert doveva accettare la realtà: sua moglie era svenuta.

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Unfit Vol. 7: Charles

Un libertino punito

«Quindi ora glielo posso chiedere? Che cosa va a fare a New York?»
«A sposarmi, Lord Acton. Ma la prego di tenerlo per sé».
«Le assicuro che per me dimenticare di saperlo non è un problema».

Lord Charles Acton da anni ormai vive e insegna a Oxford, dove frequenta circoli di pensatori radicali e donne emancipate. Forse per questo si professa contrario al matrimonio, che considera nulla più di una compravendita in cui la moglie ha tutto da perdere, e in favore di relazioni tra pari, libere e gioiose. Non si considera un libertino, ma per la società moralista del 1902 lo è, eccome. Finché non decide di andare a New York per un periodo di studio presso lo studio internazionale di un collega giurista e, sulla nave, incontra Blanche.
Blanche Artois è l’ultima discendente di una famiglia francese nobile e in rovina. Sta andando in America per sposare un ricco banchiere che non ha mai conosciuto, condannata a un matrimonio combinato da suo padre. È furiosa, ferita e si lascia alle spalle un grande amore impossibile. Forse per dispetto, si getta tra le braccia di Charles… e ci resta finché la nave non fa naufragio. È solo il primo di una serie di imprevisti e contrattempi che cambieranno le carte in tavola per tutti.

Unfit è una serie sulle disavventure di alcuni rispettabilissimi gentiluomini, che alla vita non chiederebbero altro che pace, tranquillità e le sacrosante gioie del patriarcato, ma è il 1902, tutti i nodi stanno venendo al pettine, e sono tramontati i tempi migliori in cui gli uomini erano uomini e le mogli piante da interno. Ormai le donne osano rifiutarsi… che volgarità!

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Unfit Vol. 6: Laura

Un amore di inizio secolo

«Ha letto Karl Marx? Io non ci ho capito un accidenti».
«No, ma me l’hanno spiegato. Tra noi proletari ha un certo successo».
«Mi piacerebbe afferrarne i fondamentali».
«Non dica così, miss Nemme. Per essere una padrona, è già pericolosamente vicina al socialismo».

Il 1900 è iniziato da pochi mesi e l’onorevole miss Laura Nemme, ventinove anni nubile, non prevede cambiamenti nella propria vita. A sposarsi ha rinunciato, proprio lei che voleva essere la prima tra cugine e amiche, e ormai si occupa a tempo pieno dell’azienda di famiglia, una grande tessitoria nell’East End di Londra.
È qua che conosce Thomas Walken, il nuovo macchinista arrivato da poco da Manchester. Walken ha dovuto lasciare la sua città d’origine dopo aver partecipato agli scioperi indetti dai sindacati. Nessun padrone era più disposto a dargli lavoro e lui ha una figlia quattordicenne da mantenere. Ma con la lotta di classe e il socialismo ormai ha chiuso, così assicura a Laura. Sarà un dipendente modello.
Tra i due nasce presto una simpatia sconveniente, un’attrazione senza possibili sbocchi. Troppa è la differenza di ceto, vengono da due mondi diversi.
Se solo l’amore fosse ragionevole…

Unfit è una serie sulle disavventure di alcuni rispettabilissimi gentiluomini, che alla vita non chiederebbero altro che pace, tranquillità e le sacrosante gioie del patriarcato, ma ormai è il 1900, queste maledette donne emancipate sono dappertutto, come un’invasione di locuste, e sono tramontati i tempi migliori in cui gli uomini erano uomini e le mogli piante da interno. Non c’è più pace per nessuno.

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Classificazione: 3 su 5.

Unfit Vol. 5: Brian

Un dandy in ritirata

«Vi siete riavvicinati?»
«No. Ma siamo d’accordo nel produrre un erede».
«Che cosa potrebbe mai andare storto».

È il 1899, Brian ha trent’anni e gli sembra di aver già vissuto tre vite, in nessuna delle quali se l’è cavata molto bene. Nella prima ha gozzovigliato in tutte le bettole di Londra – e anche in diversi esclusivi club di St. James – e ha ucciso per sbaglio un uomo durante un litigio. Nella seconda, la sua amante e la figlia frutto della loro unione sono morte di febbre. Nella terza ha viaggiato per tutto l’Oriente, senza riuscire a rimettere insieme i pezzi della sua vita.
È sicuro di essere maledetto da Dio, ma anche i dannati, prima o poi, devono rispondere alle consuetudini e ora che è tornato a Londra c’è un dovere a cui non può più sottrarsi: produrre un erede per la casata dei Northdall. L’unico problema è che sua moglie Emily non sembra molto ansiosa di partecipare all’impresa. Sarà forse perché Brian dopo il matrimonio l’ha a stento considerata? O perché l’ha abbandonata per dieci anni? Cornificata in lungo e in largo? Ha avuto un’intera famiglia illegittima mentre lei lo aspettava a casa? L’elenco dei suoi peccati è parecchio lungo, ma un erede va messo in cantiere. Sta a Brian capire come convincere sua moglie. A costo di piegarsi a ogni idea balzana, consiglio medico stravagante e alle predizioni della cartomante di Emily.

Unfit è una serie sulle disavventure di alcuni rispettabilissimi gentiluomini, che alla vita non chiederebbero altro che pace, tranquillità e le sacrosante gioie del patriarcato, ma ormai è il 1899, queste maledette donne emancipate sono dappertutto, come un’invasione di locuste, e sono tramontati i tempi migliori in cui gli uomini erano uomini e le mogli piante da interno. Non c’è più pace per nessuno.

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Classificazione: 2 su 5.

Svetlands

Sesso & Potere Vol. 1-5

Svetlands, una nazione immaginaria, ma molto simile a un qualsiasi paese occidentale evoluto. In questa raccolta trovano spazio le prime cinque novelle della serie, le storie di cinque cancellieri e delle loro relazioni. Relazioni talvolta scandalose, sotto gli occhi dell’opinione pubblica, in cui non c’è spazio per il romanticismo e la politica chiede il suo tributo. In queste cinque storie Miss Black esplora ciò che si annida nel cuore di una nazione e di chi la governa: un mondo gretto e carnale, attraversato da improbabili sfumature di sensibilità.
Contiene edizioni rivedute e corrette di:
1. Il cancelliere e la ballerina
2. Dovere di cronaca
3. La candidata
4. Al servizio della nazione

5. Liaison secrète

NB: anche tutte le edizioni singole sono state rivedute e corrette (su tutte le piattaforme)!

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Classificazione: 4 su 5.

Dimenticare di ex e altri esercizi zen

Josephine immaginava una vita con Andrew. Erano perfetti. Entrambi giornalisti, lui direttore del canale all-news in cui lavoravano entrambi, affiatati a letto, grande intesa intellettuale. Ma Andrew l’ha scaricata e la vita di Jo è andata a pezzi.
Proprio in quel momento però, neanche fosse un segno del destino, Jo riceve in eredità una casa nell’Essex. È il luogo perfetto in cui rintanarsi per leccarsi le ferite e meditare sulla propria vita. Andare avanti non è per niente facile. È ossessionata dal ricordo di Andrew. Ogni mattina si sveglia pensando a lui, il corpo che lo desidera fisicamente, la mente che continua a ripercorrere ogni istante della loro relazione. Di Patrick O’Rourke neanche si accorge. Certo, Patrick è bello, è l’uomo più bello che abbiano mai visto da quelle parti. Al pub locale le ragazze cercano modi sempre nuovi per avvicinarlo, fallendo ogni volta.
Jo per fortuna è immune. Ma lo è davvero?

«Alla fine non è così male. Olivia, dico».
Erano sul pick-up di O’Rourke e stavano tornando a casa. Era strano quel pensiero. Stavano tornando a casa.
«Quindi, tutto considerato, potresti persino darle una possibilità?»
«No».
Jo rise di quella risposta così netta.
«Okay. Tra l’altro, credo che abbia qualcosa in corso con il rappresentante della Guinness».
«Bene. Non voglio sembrare altezzoso o roba del genere. È proprio che…»
«Olivia gioca in un altro campionato. Lo sa anche lei».
«Eh? Quale campionato?»
Jo sbuffò. «E dai».
«No, guarda, non gioco in nessun campionato. Non gioco».
«Cioè sei impotente?»
O’Rourke iniziò a tossire e il pick-up sbandò. Poi si mise a ridere. «Ti sembrano cose da chiedere?»
«Scusa. Capisco che non ti vada di parlarne. È un problema increscioso».
Lui rise ancora. «Essere impotente è
un problema increscioso, secondo te? Si vede che non sei un maschio».
«Scusa. Sul serio. Mi dispiace. È una tragedia».
Lui scosse la testa, continuando a ridere. «Non sono impotente. Sono solo non-praticante. Non voglio… non voglio nessuno tra i piedi». Fermò il pick-up davanti alla porta laterale. Gli alberi, attorno alla casa, erano macchie scure contro il cielo blu e nell’aria c’era odore di terra umida. O’Rourke spense il motore, ma non scese ancora. «Sto elaborando della roba. Roba che mi è successa. Brutta. E non voglio qualcuno che inizi ad aspettarsi da me… non lo so. Affetto, partecipazione, interesse. Non ho niente da offrire».

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tasso erotico:

Classificazione: 4 su 5.

Unfit Vol. 4: Kayal

Un indiano a New York

«Dovrebbero inventare un altro termine. No, anzi, sa che c’è? Non dovrebbero inventare proprio niente. “Persona” va più che bene, vale per tutti e copre tutte le possibilità».

È il 1894 quando Dharya Kayal, 44 anni, ex soldato a cavallo nell’esercito di Sua Maestà, indiano naturalizzato inglese, omosessuale quando ancora il termine comunemente accettato era “invertito”, BFF di Lord Northdall, uomo dalle molte virtù, dal fascino invidiabile e dagli infiniti turbanti, parte per New York alla ricerca di una persona. Un singolo individuo in una città di tre milioni di abitanti – tutti pazzi, a giudizio di Kayal.
La sua ricerca procede in un crescendo di confusione ed erotismo.
Tra ereditiere dissolute decise a fare di lui il proprio trofeo, poliziotti violenti (& attraenti), un intero quartiere del vizio in cui scavare, prostitute, mogli abbandonate, aristocratici progressisti, signore caritatevoli fieramente omofobe, combattimenti di topi, travestiti, gang di irlandesi e un’intera società non proprio entusiasta delle persone di pelle scura, Kayal può contare solo su un aiuto: un valletto che non si è mai allontanato dal Norfolk.
E, insomma, un budget illimitato.
Dovrà bastare.

Unfit è una serie sulle disavventure di alcune persone rispettabili, che alla vita non chiederebbero altro che pace, tranquillità e le sacrosante gioie del patriarcato, vessate dall’esistenza stessa di individui uguali a loro sotto tutti gli aspetti e che non gli hanno mai fatto nulla di male, ambientata in un tempo migliore in cui gli uomini erano veri uomini e gli altri finivano ai lavori forzati.

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Classificazione: 2.5 su 5.