La ninfa

Il Figlio del Buio, Ardan, è stato confinato sottoterra per centocinquant’anni, imprigionato in un sarcofago dai suoi nemici, che erano… be’, i buoni. È stato intrappolato per proteggere il mondo dalla sua sete di potere, dalla devastante forza della sua magia e dalla sua crudeltà. Ma centocinquant’anni (153, per la precisione) sono un periodo molto lungo, specie se non puoi fare altro che riflettere su ciò che è stato. Nonostante questo, quando Ardan viene liberato da un mago nero, le cose vanno come tutti si aspettano: grazie alle sue oscure arti riconquista le terre che gli sono state sottratte e sembra che il suo dominio si espanderà fino agli angoli del mondo. Ma c’è qualcosa che può fermarlo. Non un esercito di maghi bianchi, non un avversario più forte di lui e neppure gli déi… ma la ninfa che doveva essere sacrificata al suo risveglio. Lili non è stata uccisa, e potrebbe essere l’unica persona in grado di far scoprire al Figlio del Buio che cosa sia l’umanità.

Ardan entrò nella stanza da bagno in cui era lei, con i lunghi capelli ancora umidi e un telo nero drappeggiato attorno al corpo.
«Hai finito?» le chiese.
«Sì, mio signore» rispose Lili e fece per uscire dalla vasca.
Ardan la sollevò direttamente dall’acqua. Lili non fece resistenza. Lo guardò, mentre lui la guardava a sua volta.
Il Figlio del Buio la portò fino alla sua stanza. La posò sul suo letto, lasciando che i capelli fradici di lei inzuppassero le coperte. Lili rimase ferma, senza dimostrare paura, mentre lui tornava a guardarla.
Ardan si chinò su di lei. Le posò l’orecchio sulla pancia, come se volesse ascoltare, poi ci appoggiò la fronte. Lili sentiva la punta del suo naso sotto l’ombelico e il suo respiro poco più in basso.
«Sì, percepisco la scintilla» mormorò lui.
La sua bocca toccò la pelle di lei. Lili chiuse gli occhi e aprì le cosce.
«Decisa a essere Sacrificio fino in fondo» mormorò lui, vagamente sarcastico. La sua bocca, mentre parlava, disegnò una forma sulla pelle di lei. «E sento la tua malìa, non temere. Quando hai paura sei più umana… ma d’altronde, vale per noi tutti».
Lili sentì le sue labbra che scendevano verso il basso. La sua lingua scivolò nel suo intimo, assaggiandola. Lili provò l’impulso di chiudere le cosce, ma non lo fece. Lasciò che lui la leccasse e sentì un brivido di paura, di eccitazione e persino di piacere, quando la lingua di Artan la sfiorò sulla piccola cuspide sensibile sopra il suo sesso.
«Un sapore che non sentivo da molto tempo» commentò lui, risollevandosi. Lili rimase ferma, ma sapeva che Artan non si sarebbe spinto oltre. Per il momento.

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Classificazione: 4 su 5.

Scintilla

Scintilla Lilt è in trappola. È stata arrestata dalla polizia politica per crimini contro il Distretto. Il Distretto: la città dentro alla città, la Londra di chi padroneggia le arti magiche. Scintilla apparteneva a un gruppo terrorista che combatteva il Rettorio, il governo intrasingente e immobilista del Distretto, ma ora è tutto finito e quello che la aspetta è il Pozzo, dove impazzirà e si dissolverà lentamente. A meno che…
L’uomo che la va a trovare in prigione si chiama Knismesis Riparian Sabrage ed è un uomo del Rettorio. Può salvarla, ma dopo lei gli apparterrà anima e corpo. E quello che vuole da lei non è un segreto: vuole ferirla, umiliarla e degradarla, perché è questo quello che gli piace.
Scintilla accetta, non ha alternative, ma presto inizia a rendersi conto che Sabrage non è il mostro che sembra e che non l’ha liberata solo per il proprio piacere…

Sabrage mi scostò gentilmente la testa e spense la macchina.
La mia eccitazione calò bruscamente, ma non scomparve del tutto. Volevo ancora che mi toccasse e che mi desse piacere.
«E se invece volessi farti male?» disse lui, stringendomi un capezzolo.
«Quello che… vuole…» risposi io, con il respiro accelerato. Le sue dita si strinsero attorno al mio capezzolo, finché non sentii una fitta di dolore. Gemetti, ma non era stato completamente sgradevole.
Mi accarezzò i capelli. «No, è un diverso tipo di piacere. Ma devi ancora capirlo, hai ancora bisogno di un po’ di tempo».
Non sapevo che cosa dovevo ancora capire, speravo solo che restasse lì. In quel momento avevo bisogno che restasse lì e mi consolasse per la mia stessa confusione. Come faceva ad accendermi così velocemente, dopo avermi terrorizzato e bulleggiato? La macchina l’aveva aiutato, certo, ma la macchina amplificava le sensazioni di chi c’era seduto sopra, non le creava dal nulla.
«Quindi forse… farti terrorizzare e bulleggiare ti accende, non pensi?» mormorò lui, continuando ad accarezzarmi i capelli.

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Classificazione: 5 su 5.

Le notti di Madeline 2

Little Black Chronicles Story

Madeline ha dovuto mettersi in gioco, per riuscire a diventare la schiava personale di Diomedes, e nemmeno adesso può dormire sugli allori, perché il suo Padrone non è il tipo da darle troppe certezze. Inoltre, in seno al consiglio dei vampiri sta crescendo il dissenso per l’indulgenza che il nuovo capo, Adrian, riserva ai lupi, nemici storici dei bevitori di sangue. Madeline resterà invischiata in un complotto contro Diomedes e Adrian stesso, e dovrà lottare per sopravvivere… tutto questo su un paio di tacchi dodici, imbavagliata e con i polsi legati dietro alla schiena.

«Quindi… è questo l’effetto che ti fa venire rapita?» disse, accarezzandole il corpo con le mani guantate. «Ti bagni e inizi a godere?».
«Se… se mi rapisce lei sì, Padrone…» ammise Maddie.
Diomedes si sfilò il passamontagna e lo buttò da un lato. «Dio… guarda che puttanella viziosa… stai per cominciare a gocciolare per terra».
Maddie si sentì tagliare di nuovo, tra i seni, e gemette più di piacere che di dolore. Era semplicemente troppo eccitata per distinguere tra l’uno e l’altro. Inoltre erano giorni che Diomedes non le consentiva di venire, quindi era carica come una molla.
Lui le allargò le cosce con le mani e Maddie sentì la punta di un guanto sul clitoride. Iniziò ad ansimare, senza riuscire minimamente a fermarsi.
Diomedes si sfilò un guanto e le accarezzò le labbra con le dita nude. Maddie iniziò a leccarle. «La vuoi la mia mano? Tutta quanta?» le chiese.

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Le notti di Madeline

Little Black Chronicles Story

Madeline non sa da quanto tempo sia prigioniera di quel… mostro. Il mostro la batte e la morde. Il mostro è un vampiro, come quelli dei film dell’orrore. Anzi, peggio. Poi, inaspettatamente, un altro vampiro la porta via, nella sua grande casa… come schiava. O meglio, Madeline dovrà convincerlo di essere la migliore schiava che abbia mai avuto, se non vuole essere rispedita dal suo vecchio Padrone. Ma lo stile di Diomedes, essere secolare e membro del Consiglio, è molto diverso da quello del suo predecessore e Madeline scopre presto di essere disposta a fare qualsiasi cosa pur di restare con lui.Un libro di dominazione e sottomissione ambientato nell’universo narrativo delle Little Black Chronicles.

La frusta tornò a morderla sulle natiche calde e sensibili. Lievemente più piano, come una carezza rovente. Madeline si morse le labbra più forte per non ansimare di piacere. «Tre…» singhiozzò.
«Quindi… la frusta sì, le sculacciate sì, farti infilare roba dentro sì… Madeline, cerchiamo di mantenere le apparenze: ti sto torturando» sorrise lui.
«P-per favore, continui, Padrone…» gemette lei.
Diomedes tornò a colpirla. La colpì nella parte bassa delle natiche, dove la pelle è sottile e sensibile, e la colpì forte. Madeline lanciò un piccolo grido.
«Quindi?» le chiese lui, inarcando un sopracciglio.Lei deglutì. Giusto, doveva contare. Dove erano arrivati? «T-tre…» ansimò.
«Risposta sbagliata» le fece notare Diomedes, freddamente. «Quindi, visto che non ti ricordi nemmeno quante volte sei stata colpita, ricominciamo da capo».
Detto questo, la frusta sibilò di nuovo nell’aria. «Uno!» gridò Madeline.

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Classificazione: 5 su 5.

Dal fuoco

Comincia tutto con un incendio, durante la consegna di una partita di cocaina. Solo due persone sopravvivono, a stento: Beth Hoffman, agente speciale FBI, e Sven Myers, narcotrafficante. Da quel momento in poi inizia una specie di strano incubo: l’FBI abbandona il luogo dell’incendio, senza curarsi di controllare se ci siano sopravvissuti e Beth e Sven si ritrovano nel mezzo del nulla, a tre giorni di distanza dal paese più vicino, senza cibo e senza acqua. Confrontati con la concreta possibilità della morte, stanchi, spaventati e affamati, i due si trovano a fare fronte comune in più di un senso… anche perché l’operazione che li ha quasi uccisi ufficialmente non è mai esistita, Beth è stata bruscamente licenziata e la coca sequestrata è scomparsa nelle tasche di qualcuno…

«Perché l’hai fatto, stanotte?» chiese Myers, di punto in bianco. «Mi detesti… perché?».
Lei guardò le fiamme salire guizzando verso il cielo.
«E perché tu l’hai fatto?» replicò.
Lui sorrise appena. «Hai un gran bel culo. Sei simpatica, tutto sommato. Eri attaccata a me, e ti andava. Non è una buona domanda. Un uomo ha sempre un motivo per farlo, il primo dei quali è: potevo. Ora la domanda è questa» continuò Myers. «Potrei? Di nuovo?».
Beth fissò in silenzio il suo volto stanco, la barba di due giorni, i capelli in disordine. Quell’assassino mezzo morto di fame e di fatica.
«Non credo» disse.
«Più tardi verrà freddo e ne avrai voglia» sbuffò lui. «E io mi volterò dall’altra parte e ti dirò: “troppo tardi”». Si passò una mano sulla faccia, in un gesto di stanchezza. «See, magari avessi quell’autocontrollo. Però devi ammettere che sono più onesto di te, in questo campo».
Beth rise sottovoce. «Proprio non concepisci che non ti trovi così attraente? Sven, questa non è Los Angeles e io non sono una delle tue ragazze».
Lui le lanciò un’occhiata pensierosa. «No, questo è un cazzo di bosco e tu sei l’unico essere umano nel raggio di chilometri». Si alzò e si andò a sedere dietro di lei. Le circondò la vita con le mani e le appoggiò la testa su una spalla. «E no, non sei una delle mie ragazze» mormorò. «Visto che passerò in prigione i prossimi vent’anni, sono contento che tu non sia una di loro».
«Stai giocando sporchissimo» gli fece presente lei.
«Voglio venire a letto con te fortissimo» spiegò lui.

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Classificazione: 4.5 su 5.

L’amante di Bastel

A Bastel le amanti sono un’istituzione. Donne educate all’arte dell’amore, raffinate e sensuali, appassionate e devote. Talia è una di loro. Quando Bastel viene conquistata dalla vicina Relico, naturalmente lei diventa bottino di guerra. Viene venduta come schiava e acquistata per un harem, dove dovrà conquistare il cuore del suo nuovo padrone… o perire nell’impresa.
Una storia di passione e gelosia, di tradimento e affetto, di sentimenti alti e nobili e bassi e meschini. Perché l’amore è una guerra sanguinosa, il cui campo di battaglia è nel cuore di chi lotta.

Non avevano veramente parlato fino a quella notte. Dopo l’interludio con d’Oberdain, Lucer l’aveva scortata fino in camera sua e aveva detto solo: «Non ora». Le aveva nuovamente aperto il vestito e aveva iniziato a baciarle il corpo famelicamente, febbrilmente, senza lasciarsi (né lasciarle) un secondo.
Le sue mani avevano percorso il suo corpo come se volessero coprirne ogni centimetro e le avevano aperto le cosce. Le era entrato dentro senza preoccuparsi di sfilarle le mutandine, limitandosi a scostarle, e l’aveva schiacciata contro il materasso come se volesse sentire la sua presenza. Che lei era lì, sotto di lui, per lui. Un corpo da usare e a cui aggrapparsi, mentre il resto del mondo si muoveva vorticosamente.
Talia lo accolse al suo interno e raccolse il sudore che gli gocciolava dalla fronte, la spinta frenetica dei suoi fianchi, l’ansimare pesante del suo petto contro al proprio.
Lasciò che la fottesse come avrebbe picchiato un uomo o come avrebbe fatto a pezzi un oggetto o come si sarebbe gettato nel vuoto. Solo azione. Solo carne in movimento, frizione, calore.

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Iniziazione al piacere

Un matrimonio combinato non è il modo migliore per iniziare una relazione. Ees è pronta a fare il suo “dovere”, ma niente di più. Oppure sì?
 
Ees si sollevò appena e gli si sedette sopra, attorno. Bruciava come fuoco. Ma, d’altronde, era in fiamme, quindi tutto tornava. Quell’uomo la infiammava di piacere. Non le era mai successo e non sapeva che cosa fare, ma non sarebbe rimasta passiva. «Ecco l’austero e anziano regnante» disse, sarcastica. «La terza volta, questa sera. Per dovere, mai per piacere. Perché lo vuole lo stato, mh?».
«Stai zitta».
«Non sto zitta» ribatté lei. Iniziò a muoversi. Goffamente, dato che non l’aveva mai fatto. «Non sto zitta» ripeté. Ogni affondo era come una frustata. Bruciante, ma anche eccitante. Ees era di nuovo bagnata, anche se non bastava. Continuò ostinatamente a sedersi sull’erezione dell’altro, sentendolo ogni volta come un paletto ardente. Iniziò ad ansimare e a gemere, perché non poteva resistere in silenzio a quell’agonia, a quel piacere.
Vran la prese per le natiche, la rivoltò e continuò al suo posto. Velocemente, bruscamente.
«Allora fammi sentire» le disse.

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Classificazione: 5 su 5.