Fratelli

L’assassino seriale soprannominato dalla stampa “il Vampiro” uccide impunito da quasi dieci anni, appendendo le sue vittime a testa in giù e dissanguandole. Ma gli uomini che uccide si sono tutti macchiati del crimine più osceno: sono molestatori di bambini. Per questo motivo c’è chi crede che il Vampiro non vada neppure punito, visto che in un certo senso rende le strade più sicure.
Ora, però, un nuovo indizio mette i suoi delitti in un’altra luce. Il DNA del Vampiro compare anche su altre scene del crimine, e questa volta le vittime sono giovani donne innocenti.
Per fermare finalmente il mostro, l’FBI si avvale di una consulente fin troppo chiacchierata. Almond Holt, la profiler figlia di un assassino. Grazie alla sua sensibilità unica e talvolta disturbante, Almond si avvicina alla verità… una verità oscura, che affonda le radici nel passato doloroso di due fratelli. A distinguere le vittime dai carnefici avrà solo la sua coscienza…

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tasso erotico:

Classificazione: 1 su 5.

La camera delle fantasie

Clara Bale è uno squalo del mondo della finanza. Non si è mai concessa distrazioni amorose e sa non essere molto equipaggiata, dal punto di vista della sensualità. Quando il suo compagno le propone un esperimento erotico, finisce per accettare. Nella Camera delle Fantasie uno sconosciuto la inizia al piacere… e la fa vergognare di se stessa. Più tardi Clara scopre di essere stata manipolata e di essersi esposta al ricatto.
È per risolvere questo problema che si rivolge all’agenzia di Ivor Ashworth – un uomo così bello da sembrare impossibile. Clara si affida a lui, anche se è sicura che sia un bastardo narcisista. D’altronde non le serve un pasticcino, le serve un tizio in grado di risolvere i suoi problemi. Ma, conoscendolo meglio, Ivor non è come pensava. Sa essere comprensivo, protettivo e quasi affettuoso. E la porta a vedere in un modo diverso quello che ha provato nella Camera delle Fantasie… e a considerare il desiderio una sensazione piacevole, sempre più piacevole…

Clara sospirò.
«Ha ragione, Ashworth. E non è giusto. Anche tralasciando le ricadute personali… ognuno dei miei sottoposti penserebbe a me in un certo modo… a ogni riunione, no? Mi guarderebbe e vedrebbe l’immagine di me che… non so. Una di quelle immagini».
«Già» ammise lui. Deglutì piuttosto forte e Clara fu di nuovo consapevole di quanto fossero vicini.
«Anche lei, mh?».
Ashworth sembrò un po’ infelice.
«Cerco di non farlo. Spero che apprezzi l’onestà».
«E ci riesce?».
Lui sospirò.
«Quasi mai, no. Mi creda, mi dispiace molto per come è stata incastrata».
«Ma?».
«Ma in quelle foto è davvero… mh. Mi perdoni, se può».
Clara aprì la bocca. La richiuse.
Non aveva messo in conto che lui potesse trovarla eccitante. Per lei erano immagini umilianti, che la facevano sentire stupida e battuta.
Sorrise, divertita.
«In realtà… credo che mi abbia appena fornito un nuovo punto di vista».

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tasso erotico:

Classificazione: 5 su 5.

Mani calde, cuore freddo

Si può finire a letto con qualcuno senza averne l’intenzione? È quello che succede a Kerry Arveda, operativa della CIA alla prima missione sul campo. Il suo obbiettivo è scoprire se un’azienda di componentistica meccanica aggira le sanzioni internazionali verso gli “stati canaglia” e per farlo pensava di fare amicizia con Ethan Fairchild, uno dei dirigenti della compagnia. Ma le cose non sono andate come previsto, anche perché Ethan «non pratica il romanticismo» e il loro primo appuntamento si è trasformato in una sessione di sesso torrido. In un certo senso imbastire una relazione con lui è un modo come un altro per farsi portare in Europa con il gruppo incaricato di incontrare i clienti internazionali, in un altro… Ethan è la persona più fredda del mondo, incredibile a letto, ma senza cuore. Oppure no? Forse le cose non stanno proprio come sembrano… in tutti i sensi.

Come descrivere quei venti minuti o poco più? Probabilmente fu l’esperienza più strana della mia vita. Quando ero piccola e mia madre tornava a casa nei freddi inverni dell’Indiana, mia nonna le stringeva le mani per scaldargliele e commentava sempre, in italiano: “Mani fredde, cuore caldo”. E mia madre il cuore caldo lo aveva davvero, dato che lavorava come una pazza, come anche mio padre, per pagare gli studi a me e a mia sorella.
Ecco, avrei scoperto di lì a poco che Fairchild era esattamente il contrario.
Salii con le ginocchia sul divano e lui si tolse la giacca.
Lo guardai un po’ perplessa. Lui non guardò me, non negli occhi, ma fece di nuovo una specie di carrellata sul mio corpo.
Ragazzi, se non è una situazione assurda questa…
Si allentò la cravatta, se la sfilò e la posò sulla giacca. Si slacciò i primi due bottoni della camicia. Mentre lo faceva, disse: «Tirati su la gonna, dai».
Deglutii.
Adesso mi sveglio. Per forza. È troppo, troppo strano…
Portavo una gonna grigio scuro, da ufficio, dei collant e delle ballerine nere. Sopra avevo una maglia elasticizzata, niente di speciale.
Mi tirai su la gonna. Cioè, iniziai a farlo, ma fu lui a concludere il gesto. Io mi sarei fermata, credo… subito sotto al sedere. Lui me la tirò su del tutto, appallottolandola attorno alla mia vita. Avvampai di vergogna.

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Classificazione: 4 su 5.

Educazione sentimentale di un rapinatore di banche

Dale Carter ha già rapinato trentaquattro banche quando entra nella vita di Robin Hare. È il criminale più conosciuto d’America, il nuovo Dillinger, una specie di star. La gente impazzisce per lui, le ragazze agli sportelli gli chiedono l’autografo durante le rapine. Robin ha appena finito la scuola di giornalismo e si trova coinvolta suo malgrado nella vita di Dale. Coinvolta anima e corpo, per così dire. Lentamente, si rende conto che il sex symbol che tutti adorano è braccato da anni, non può uscire dal covo in cui si nasconde in quel momento senza correre il rischio di essere riconosciuto e catturato, non ha una vita sessuale degna di questo nome e ormai è stanco di scappare. Solo che… come può risolversi, una carriera come la sua? Sembra inevitabile finire ammazzato o arrestato. A meno di non avere un piano davvero audace…

Mi lavai un po’ usando il bagnoschiuma che era nella piccola doccia. Supponevo che fosse di Carter, visto che sembrava nuovo e aperto da poco. L’acqua era tiepida e in un certo senso fu tutto piacevole.
Unico problema: non c’erano asciugamani.
Aprii la porta di uno spiraglio. «Dale!» chiamai.
Lui arrivò di corsa, a petto nudo. «Stai bene?».
«Sì, sì, solo che non ci sono asciugamani e sono tutta…»
«Preferisco non sapere» mi interruppe lui. «Aspetta. Ti porto qualcosa».
Restai lì, in piedi, in mutande, con il pezzo di sopra del mio pigiama in mano, il torso bagnato e la pelle d’oca dappertutto.
Carter tornò con un rotolo di scottex. «Cioè, sul serio non c’è…»
«Non lo so, dolcezza. Non ho guardato bene. Voglio dire, non ho guardato dappertutto». Sospirò. «Voglio dire: non ho guardato. Ma comunque in realtà ho guardato. Adesso ti dispiacerebbe chiudere questa porta?».
Ridacchiai e lo chiusi fuori.
«Non è divertente!» lo sentii lamentarsi, nel corridoio.
Mi asciugai usando lo scottex, per poi rimettermi il pezzo di sopra del pigiama. Riaprii la porta e Carter era appoggiato al muro a braccia conserte.
«Volevo andarmene sdegnosamente, ma poi ho pensato che devo riportarti a letto». Chiuse gli occhi e sospirò. Li riaprì. «Ora mi passa. Non sono pericoloso».
Risi di nuovo. «Sei carino. E forse ora riesco a camminare. Se mi sorreggi un po’».
Gli passai un braccio sopra alle spalle e lui praticamente mi sollevò. Emisi un urletto. Mi portò fino in camera da letto, dove mi riappoggiò delicatamente a terra.
«Sei carino davvero» dissi, con un sorriso grato. «Il premuroso rapinatore».

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Classificazione: 4 su 5.

Trasgressione

Per Chris Keller la routine è fondamentale: accompagnare il figlio a scuola, andare al lavoro, riprendere il figlio a scuola, portarlo dalla madre e dal suo nuovo compagno quando è il loro turno, non creare scossoni in un equilibrio ottenuto a fatica…
Le sue storie sono sempre brevi e inconsistenti, lui stesso spiega alle sue partner al primo appuntamento che non vuole complicazioni.
E con Alexis… sembra che sarà più o meno come con tutte le altre. Certo, Alexis non è nata donna. È qualcosa di diverso, qualcosa di forse esotico, ma non troppo. Chris è un progressista, non ha pregiudizi. Se Alexis un tempo era un uomo, per lui non ha importanza. Ora è una splendida donna, e comunque sarà una storiella come le altre. Un tocco di trasgressione.
Ma le cose non sono come sembra, non vanno come pensa, non si possono controllare. Tutto è complicato e bellissimo, difficile, fragile, eccitante. La vera trasgressione non è quella che Chris immaginava… e forse è meglio così.

Quando Alexis gli aprì la porta di casa, lui le allungò un mazzo di fiori.
«Non posso crederci» disse lei, con un sorriso felice. Si fece da parte per farlo entrare.
«Ho pensato che se proprio andasse tutto malissimo, almeno ti ricorderai che ti ho comprato dei fiori».
Lei rise sottovoce e lo guidò verso l’interno dell’appartamento.
Dispose i fiori in un vaso sull’isola della cucina, in silenzio.
Chris era teso e arrapato in misura uguale. Aveva paura che tutto si sarebbe sgretolato molto in fretta e aveva altrettanta paura che non lo facesse.
Alexis aveva i capelli raccolti in un nodo lasco, gli occhi bistrati di scuro, le labbra truccate.
Aprì un mobiletto e gli servì un dito di vino rosso. Ne bevve un sorso anche lei, guardandolo.
«Penso che dovresti dirmi che cosa vuoi che faccia. Credo che renderebbe le cose… più facili».
Lui annuì. Deglutì.
«Potresti… scostare un po’ i lembi di quella vestaglia. Farmi vedere le tette».
Alexis lo fece. Scostò appena uno dei lembi e Chris vide… il suo petto che si alzava e abbassava veloce, il piccolo seno tondo, adolescenziale…
Posò il bicchiere e le si avvicinò.
Le sfiorò la mammella con le nocche di una mano. «Sei così bella».
Lei socchiuse le labbra, quella maledetta. Sospirò silenziosamente.
«Andiamo in camera» decise Chris.
Alexis lo guidò lungo un corridoio. Era come se si fosse messa a sua disposizione e anche quello lo eccitava, in quel momento particolare.
«Ti… ti spogli?» le chiese.

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Classificazione: 3.5 su 5.

L’amante immortale

The New Little Black Chronicles

La vecchia casa di famiglia in Scozia non è stata un granché nei pensieri di Hazel, negli ultimi anni. È un cottage pericolante, semi-inghiottito dalle erbacce, disperso nel nulla. L’edificio più vicino è un castello in rovina di epoca medioevale, ovviamente disabitato… o almeno così sembra.
Quando Hazel, dopo la morte della madre, si decide a tornare alla vecchia casa per ripulirla e metterla in vendita, non si aspetta di trovare un vicino. Edan è brusco, burbero, scozzese fino al midollo, e ha un cane a cui piace un po’ troppo leccare la faccia alle persone. Ma è anche in grado di accendere un camino a legna e usare un tagliaerba, quindi ha i suoi aspetti positivi.
Ah, ed è bello, a modo suo. Affascinante e scompigliato, anche se scostante. In realtà, conoscendolo meglio, vengono fuori sempre nuovi lati positivi… e un lato negativo davvero ingombrante, visto che Edan non è esattamente un essere umano.
Ma come lui stesso dice a Hazel in tono seccato: «Dannazione, è il 2017, che cosa c’è di così sconvolgente in un vampiro?».

Si voltò dal mio lato. La luce della candela giocava sui suoi lineamenti irregolari, eppure affascinanti. Sì, principalmente lo trovavo bello. Sexy. Virile. Con quei capelli scuri in disordine e gli occhi brillanti, la pelle compatta e chiara, il naso affilato e un po’ storto e la bocca… una bocca spaventosa, davvero, ma anche attraente.
Socchiuse gli occhi e inspirò. «Mi piace il tuo odore».
«Sì, l’hai già detto. Non so nemmeno di quale odori parli».
«La tua pelle… l’odore del bagnoschiuma… quello della tua eccitazione».
Rimasi in silenzio. Aveva dovuto dirlo lui perché me ne rendessi conto, ma aveva ragione: avevo il sesso umido, irrorato di sangue, in parte dischiuso. Non ne sentivo l’odore, ma sapevo che se mi avesse sfilato i pantaloni del pigiama si sarebbe diffuso nell’aria.
Lui allungò una mano e mi slacciò il secondo bottone del pigiama, rivelando il solco tra i miei seni. I capezzoli mi si erano induriti e quasi mi facevano male.
«Edan…»
«Ho già detto che non ti mordo» rispose lui, un po’ seccato.
«No, lo so. È un po’… complicato, quello che sento per te».
Mi slacciò un altro bottone.
«Mh-mh».
Sospirai. Quell’avvicinamento lentissimo mi piaceva. E mi piaceva lui, i suoi occhi scintillanti, le sue mani dalle vene in rilievo…
Chiusi gli occhi nello stesso momento in cui lui infilava una mano nella blusa e mi soppesava gentilmente una tetta. I suoi polpastrelli erano lisci come seta.

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Classificazione: 3.5 su 5.

La sopravvissuta

C’è un trauma, nel passato di Helen Spiro: i sei giorni in cui è stata prigioniera su una piattaforma petrolifera, sequestrata insieme al resto del personale da un gruppo di estremisti. Oltre a quel trauma c’è anche un incubo: il modo in cui la stampa scandalistica ha spolpato la sua vita quando è finalmente scesa a terra. Per sopravvivere ha dovuto scrivere un libro con la sua versione dei fatti e mettersi completamente a nudo.
C’è un divorzio, nel passato recente di Francis Trent, amministratore delegato di un gruppo energetico. Un divorzio mediatico e doloroso, che lo sta privando del suo bene più prezioso: la riservatezza. E anche nel suo passato c’è il sequestro di Helen… di tutti i lavoratori della piattaforma, quando lui lavorava per il governo e la sua carriera era appena agli inizi.
Ora le loro storie si sono appena incrociate. Nessuno dei due vorrebbe affrontare il passato dell’altro, ma forse non avranno altra scelta…

Lui le aprì la porta del bagno.
Era strano essere lì, nella sua stanza, da sola con lui. Come se all’improvviso fosse tutto troppo intimo. Ma era anche un’intimità molto piacevole.
Helen posò la giacca accanto alla borsa, accese la luce del bagno e iniziò a slacciarsi la camicia. Lo fece dandogli le spalle, ma senza chiuderlo fuori. Inoltre… davanti a lei, a qualche metro di distanza, c’era lo specchio del lavandino.
«Sono tutte bagnate e appiccicose, vero?» le chiese Trent.
«Già».
Lei finì di slacciarsi la camicia e se la sfilò, restando con il reggiseno di pizzo bianco e la gonna a vita alta dritta, sotto al ginocchio.
Staccò il phon dal suo supporto e iniziò a usarlo per asciugare la macchia bagnata.
Lui si grattò la nuca, evidentemente combattuto.
Alla fine disse: «Dai qua, lo lavo».
Le andò alle spalle e le sganciò il reggiseno. Glielo sfilò con gesti gentili, un po’ impacciati. Le sfiorò la parte inferiore dei seni, che erano davvero umidicci e un po’ appiccicosi.
«Sì, devi lavare anche queste» considerò, con un lieve sorriso.
Si scostò. Aprì il rubinetto, ma aspettò ancora un attimo prima di mettere il reggiseno sotto il getto dell’acqua. Invece se lo portò alle narici e aspirò, chiudendo gli occhi.
«È un po’ l’odore di tutto quello che mi piace nel mondo» disse. «Un profumo floreale, il sudore di una donna e il whisky. Che bouquet perfetto».

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Classificazione: 4 su 5.

Due sconosciuti

Louise Stone è una detective della Omicidi nel distretto finanziario di Manhattan, ma la sua vita non è fatta di solo lavoro. Ha anche una figlia quattordicenne che ha cresciuto da sola e… no, niente: la sua vita sentimentale è piatta come l’elettrocardiogramma di un sasso. Finché, durante la soluzione di un caso, non incontra Nicholas Bryant, direttore di un’agenzia di consulenze dal seducente sguardo smeraldino. Nicholas la prende alla sprovvista con una proposta chiara: sesso, senza complicazioni sentimentali. Louise decide di concedersi un pomeriggio con quell’affascinante sconosciuto…

Nicholas posò un bicchiere di vino rosso sul bancone, davanti a me, e se ne versò uno a sua volta. Aspettò che bevessi un sorso, poi, nel modo più naturale del mondo, si sporse verso di me e mi depose un bacio sul collo.
Non so perché scelse proprio il collo, ma in qualche modo fu perfetto anche quello. Se mi avesse baciata sulle labbra l’avrei trovato troppo intimo, se mi avesse baciata sulla guancia sarebbe stato troppo impersonale. Mi baciò sul collo e io sentii un brivido di solleticante piacere partire da quel punto.
«Posso scioglierti la treccia?» mi chiese lui.
Annuii.
Mi passò alle spalle e sganciò il mio fermaglio, per poi consegnarmelo. Sentii le sue dita separare le ciocche che componevano la mia treccia, delicate, e poi scivolare sul mio collo e sulle mie spalle. Sentire le sue mani sulla pelle fu come ricordare qualcosa, qualcosa che forse, con precisione, non avevo mai avuto.
Mi slacciò i bottoni della giacca, baciandomi di nuovo sul collo. Me la sfilò e la mise da parte. Sfilò e mise da parte pure la mia fondina ascellare, ma per quella ci mise un po’ di più. A quel punto mi voltai. Non volevo trovarmi nuda con lui ancora alle spalle e ancora vestito. Lo baciai sulle labbra, senza quasi guardare. Un bacio veloce e profondo, dal quale mi ritrassi subito, temendo di essere stata invadente. Nicholas mi accarezzò i capelli e mi tirò di nuovo la testa vicino alla sua. Le nostre labbra si toccarono ancora, le nostre lingue si intrecciarono.
Il mio cuore batteva all’impazzata.
Non potevo credere a quello che stavo facendo, eppure lo stavo facendo sul serio. L’idea mi faceva girare la testa.

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Classificazione: 4 su 5.

Un uomo pericoloso

Cassidy era un’infermiera e aveva una vita ordinata, prima che una serie di circostanze sfavorevoli la portasse a servire ai tavoli di uno strip-club in slip e reggiseno. Ora… è come se il suo passato e St. Martin, il quartiere malfamato in cui è cresciuta, l’avessero reclamata. E niente rappresenta St. Martin più di Dane, il gigante dal naso da pugile e dagli occhi malinconici che ha costruito un impero criminale partendo dal nulla, con la semplice forza della rabbia. Quando le loro strade si incrociano qualcosa scatta subito tra loro, che sia comprensione dovuta alle origini comuni o chimica dell’attrazione… ma Dane è un uomo pericoloso, la violenza gli cammina accanto, e Cassie non vorrebbe farsi coinvolgere…

Era in un angolo, in ombra, ma la sua stazza mi colpì quanto il suo sguardo vigile. Era più di un metro e novanta, con le spalle larghe, il petto ampio, il collo muscoloso.
Fino a quel momento aveva parlato sottovoce con l’elegantone, ma a quel punto alzò la testa.
«Di’ un po’, sei nuova?» chiese.
«Sì, signor Savard».
«Vieni un attimo qua. Tyron, chiama un’altra cameriera. Fatti portare anche qualcosa da mettere sotto i denti».
Il capo-piazza, Tyron, mi lasciò subito andare e io mi alzai per spostarmi verso Dane.
«Siediti» disse, dandosi un paio di pacche su una coscia.
«Sì, signore».
Mi sedetti con aria tutta seria, le gambe strette e le spalle dritte.
«Vedi… è questo il bello di St. Martin. In posti come il Vegas trovi ragazze sempre nuove e sempre affidabili. Non nel senso che non rubano dalla cassa – magari lo fanno – ma nel senso che non parlano con le persone sbagliate di quello che sentono… anzi, cercano proprio di non sentire niente. È vero?».
Aveva parlato all’elegantone, ma l’ultima domanda era per me.
«Sì, signore» confermai.
«E puoi divertiti con loro senza complicazioni… restando entro certi limiti. Vuoi toccarla? Quello puoi farlo. Pagando».
Il tizio in completo mi scoprì una tetta.
«Carino, no?».
«Sì, è… be’, pensavo che in posti come questo fossero tutte rifatte. Ma lei è naturale. Come ti chiami, bellezza?».
«Cassidy… per lei Cassie».
Dane si rilassò contro lo schienale del divano e io gli finii addosso. Feci per raddrizzarmi, ma lui mi diede una pacca bonaria su una coscia.
«No, va bene. E sei nuova, mh? Da quanto tempo…»
«Meno di una settimana, signore».
Avevo un fianco contro il suo stomaco ed era come essere stesa su una seduta di legno appena leggermente imbottita, questo tanto per darvi un’idea di che tipo fosse.

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Classificazione: 5 su 5.

In amore e in guerra

Antonia “Tony” Darren è alla sua seconda ferma con la missione di pace interforze in Harbat. Non fa più parte della fanteria, ma della polizia militare e sta per iniziare un nuovo incarico sotto il comando dell’agente speciale Reich. Si rende presto conto che quasi tutti adorano il suo nuovo superiore – e la sua compagna LeRoy ne è completamente cotta. Il problema è che Reich non sembra interessato a nessuna, come se avesse fatto il voto di restare solo. Ma è davvero così? O ha solo paura di essere nuovamente ferito? Nessun militare di stanza in Harbat è un cuore tenero, ma l’attrazione tra lui e Tony è impossibile da ignorare e a volte le apparenze ingannano.Come nel caso di Reno Wyte, Royal Marines, un cane pazzo che non perde occasione per fare a pugni o infastidire le colleghe. Ma davvero è così pessimo? O costudisce un segreto che non vuole ammettere neppure con se stesso? Il compagno di unità di Tony, Mitch Calogero, potrebbe trovarsi a scoprirlo…Nel frattempo, un giovane soldato è stato rinvenuto morto in un bagno della base, forse suicida, e sta alla squadra di Reich indagare… per scoprire se è vero il detto che in amore e in guerra tutto è lecito.

ATTENZIONE: Pur essendo ambientato nello stesso universo della serie Sesso&Potere, non è in continuity.

Lui non rispose. Antonia si voltò a guardarlo e vide che era pensieroso.
«Va tutto bene, signore? Non ha risposto».
«Mh? Sì, tutto bene. Ci stavo pensando. Al paternalismo e… ad altre cose. Non lo faccia».
«Che cosa?».
«Flirtare. Aveva freddo, questo è tutto. Non flirti con me, per favore».
Di primo acchito le sue parole bruciarono. Avrebbe voluto rispondergli seccata che nessuno stava flirtando e di non darsi troppe arie. Ma la verità era che aveva flirtato, senza neppure rendersene conto e che lui era stato chiaro e diretto, e non aveva alcuna intenzione di offenderla.
«No, signore. Ha ragione» mormorò, quindi.
Ora era piuttosto imbarazzante. Essere lì, sotto il suo braccio, con i capezzoli duri e la consapevolezza che non era solo per il freddo. E una seconda consapevolezza: a lui non interessava. Non era attratto da lei e non la desiderava.
Anche se Tony non ne era del tutto sicura.
La mano di Reich le penzolava dalle spalle, ora, e la punta delle sue dita le sfiorava la sommità di un seno. Casualmente. Certo, lui non se ne accorgeva neppure.
Tony si concentrò sul suo braccio. La leggera tensione dei muscoli. No, Reich stava piegando leggermente più del dovuto il gomito apposta perché le sue dita sfiorassero casualmente il seno di lei.
Rise.
«Che bugiardo».

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Classificazione: 3 su 5.