Una ragazza in viaggio

Medioevo solo andata Vol.3

Avevo solo tre ipotesi: ero impazzita, ero finita indietro nel tempo, ero in un universo parallelo. Propendevo per la prima.

Rouge si è bruciato dietro tutti i ponti: dopo la morte di Jean-Baptiste il Popolo Fluttuante l’ha cambiato per sempre. Risalire la china della disperazione sembra impossibile, ma Rouge trova un aiuto inaspettato in sua moglie, quella moglie devota e medioevale per cui non ha mai provato il minimo trasporto. Ormai quarantenne, si dedica alla famiglia come mai prima, ma l’amore nel XIV Secolo è difficile. Specialmente perché c’è un dubbio che non dà pace a Rouge: davvero Jean-Baptiste è perduto per sempre?

#profondorosa

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Classificazione: 2 su 5.

Una ragazza magica

Medioevo solo andata Vol.2

Avevo solo tre ipotesi: ero impazzita, ero finita indietro nel tempo, ero in un universo parallelo. Propendevo per la prima.

Elga Warren non c’è più. Al suo posto, in un XIV Secolo violento e ostile, il capitano Guillaume de la Roche Rouge, detto Rouge, con il suo piccolo feudo, una sposa che ha imparato a stento a sopportare e un amante pericoloso. Potrebbe quasi essere una vita tranquilla, se la tranquillità esistesse, nel Medioevo. Il vassallo di Rouge pensa bene di mettere in palio la mano di sua figlia… e le sue terre con essa, e Rouge si trova a dover preparare al torneo il candidato che deve necessariamente vincere, per il bene di tutti. Non sarebbe un grosso problema, se non fosse che le voci sul suo conto si sono fatte sempre più insistenti: Rouge è solo un nobile straniero… o appartiene a un “altro” popolo?
Rouge è quasi divertito da queste superstizioni, finché non si trova ad avere bisogno che un “altro” popolo esista davvero… se non vuole morire.

#profondorosa

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Classificazione: 2 su 5.

Unfit Vol. 6: Laura

Un amore di inizio secolo

«Ha letto Karl Marx? Io non ci ho capito un accidenti».
«No, ma me l’hanno spiegato. Tra noi proletari ha un certo successo».
«Mi piacerebbe afferrarne i fondamentali».
«Non dica così, miss Nemme. Per essere una padrona, è già pericolosamente vicina al socialismo».

Il 1900 è iniziato da pochi mesi e l’onorevole miss Laura Nemme, ventinove anni nubile, non prevede cambiamenti nella propria vita. A sposarsi ha rinunciato, proprio lei che voleva essere la prima tra cugine e amiche, e ormai si occupa a tempo pieno dell’azienda di famiglia, una grande tessitoria nell’East End di Londra.
È qua che conosce Thomas Walken, il nuovo macchinista arrivato da poco da Manchester. Walken ha dovuto lasciare la sua città d’origine dopo aver partecipato agli scioperi indetti dai sindacati. Nessun padrone era più disposto a dargli lavoro e lui ha una figlia quattordicenne da mantenere. Ma con la lotta di classe e il socialismo ormai ha chiuso, così assicura a Laura. Sarà un dipendente modello.
Tra i due nasce presto una simpatia sconveniente, un’attrazione senza possibili sbocchi. Troppa è la differenza di ceto, vengono da due mondi diversi.
Se solo l’amore fosse ragionevole…

Unfit è una serie sulle disavventure di alcuni rispettabilissimi gentiluomini, che alla vita non chiederebbero altro che pace, tranquillità e le sacrosante gioie del patriarcato, ma ormai è il 1900, queste maledette donne emancipate sono dappertutto, come un’invasione di locuste, e sono tramontati i tempi migliori in cui gli uomini erano uomini e le mogli piante da interno. Non c’è più pace per nessuno.

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Una ragazza in armatura

Medioevo solo andata Vol.1

Avevo solo tre ipotesi: ero impazzita, ero finita indietro nel tempo, ero in un universo parallelo. Propendevo per la prima.

Che cosa fareste se finiste nel Medioevo senza una valida ragione? Elga Warren, viziata figlia di un diplomatico britannico, non se l’è mai chiesto… finché non è capitato a lei. Sbalzata in un’epoca che ha studiato solo sui libri di scuola, Elga si rende presto conto che deve prendere una decisione: o continua a essere una brava persona, o continua a essere una persona viva.
Aiutata dai canoni estetici del ventunesimo secolo (ai quali ha sempre aderito con entusiasmo) non le riesce troppo difficile farsi passare per un giovane uomo. Nei panni di Guillaume, persa nella Francia del 1300, deruberà, ucciderà e ingannerà come non ha mai fatto nella sua vita, con l’unico scopo di sopravvivere. Si troverà a combattere fianco a fianco con i mercenari più celebri dell’epoca nella guerra di tutte le guerre: quella dei Cent’Anni. Intrappolata in un mondo senza pietà, ne dimostrerà poca a sua volta, perché quelli, in fondo, sono solo “stupidi medioevali”. Ma è davvero così?
Che cosa fareste se finiste nel Medioevo senza una valida ragione? Elga Warren, viziata figlia di un diplomatico britannico, non se l’è mai chiesto… finché non è capitato a lei. Sbalzata in un’epoca che ha studiato solo sui libri di scuola, Elga si rende presto conto che deve prendere una decisione: o continua a essere una brava persona, o continua a essere una persona viva.
Aiutata dai canoni estetici del ventunesimo secolo (ai quali ha sempre aderito con entusiasmo) non le riesce troppo difficile farsi passare per un giovane uomo. Nei panni di Guillaume, persa nella Francia del 1300, deruberà, ucciderà e ingannerà come non ha mai fatto nella sua vita, con l’unico scopo di sopravvivere. Si troverà a combattere fianco a fianco con i mercenari più celebri dell’epoca nella guerra di tutte le guerre: quella dei Cent’Anni. Intrappolata in un mondo senza pietà, ne dimostrerà poca a sua volta, perché quelli, in fondo, sono solo “stupidi medioevali”. Ma è davvero così?

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Unfit Vol. 5: Brian

Un dandy in ritirata

«Vi siete riavvicinati?»
«No. Ma siamo d’accordo nel produrre un erede».
«Che cosa potrebbe mai andare storto».

È il 1899, Brian ha trent’anni e gli sembra di aver già vissuto tre vite, in nessuna delle quali se l’è cavata molto bene. Nella prima ha gozzovigliato in tutte le bettole di Londra – e anche in diversi esclusivi club di St. James – e ha ucciso per sbaglio un uomo durante un litigio. Nella seconda, la sua amante e la figlia frutto della loro unione sono morte di febbre. Nella terza ha viaggiato per tutto l’Oriente, senza riuscire a rimettere insieme i pezzi della sua vita.
È sicuro di essere maledetto da Dio, ma anche i dannati, prima o poi, devono rispondere alle consuetudini e ora che è tornato a Londra c’è un dovere a cui non può più sottrarsi: produrre un erede per la casata dei Northdall. L’unico problema è che sua moglie Emily non sembra molto ansiosa di partecipare all’impresa. Sarà forse perché Brian dopo il matrimonio l’ha a stento considerata? O perché l’ha abbandonata per dieci anni? Cornificata in lungo e in largo? Ha avuto un’intera famiglia illegittima mentre lei lo aspettava a casa? L’elenco dei suoi peccati è parecchio lungo, ma un erede va messo in cantiere. Sta a Brian capire come convincere sua moglie. A costo di piegarsi a ogni idea balzana, consiglio medico stravagante e alle predizioni della cartomante di Emily.

Unfit è una serie sulle disavventure di alcuni rispettabilissimi gentiluomini, che alla vita non chiederebbero altro che pace, tranquillità e le sacrosante gioie del patriarcato, ma ormai è il 1899, queste maledette donne emancipate sono dappertutto, come un’invasione di locuste, e sono tramontati i tempi migliori in cui gli uomini erano uomini e le mogli piante da interno. Non c’è più pace per nessuno.

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Profondo rosa

Viva il rosa che racconta la vita!

Il 14 ottobre ha mosso i suoi primi passi Profondo Rosa. Che cos’è? Ecco il nostro manifesto:

#profondorosa non è il prossimo film di Dario Argento e nemmeno il nome di una bibita. Non una medicina né il titolo di un libro. Non è un genere, non una collection. Una cosa è certa, è più facile definire cosa #profondorosa NON è, piuttosto che vestirlo di parole.

Possiamo però provare a spiegare cosa vorremmo che fosse: uno slogan, un manifesto, una forma di ribellione a quella fastidiosa corrente di pensiero che si è tanto disturbata a vituperare il genere rosa additandolo come frivolo e superficiale, dimostrando un certo grado di pregiudizio, se non un dichiarato disprezzo nei confronti delle scrittrici di romance, delle lettrici che leggono romance e addirittura delle Case Editrici che pubblicano romance. Un disprezzo che sfocia talvolta in un’oltraggiosa misoginia, cosa quantomeno anacronistica nel 2023. Ci stiamo ancora domandando cosa leggono le donne? Stiamo ancora giudicando libri senza averli letti solo perché scritti, pubblicati o letti da donne, dall’alto di pulpiti inesistenti? Davvero?

#profondorosa diventa per noi scrittrici (Amanda Blake, Rebecca Quasi, Elle Eloise, Fleur du Mar, Paola Garbarino, Vera Demes, Barbara Morini, Giulia Barucco) una mano alzata per dire “fermi tutti. Il rosa, come ogni altro genere, può essere puro intrattenimento oppure qualcosa di più profondo. Anzi, può essere entrambe le cose!”.

Ebbene sì, la maggior parte dei romanzi che troviamo nella categoria ‘rosa’ di Amazon è qualcosa di diverso rispetto a una semplice storia d’amore raggomitolata in se stessa. Lo è per la maggior parte delle autrici di questo genere così eccessivamente etichettato/ giudicato/ bistrattato/usato e a volte abusato.

Noi scrittrici di #profondorosa desideriamo aprire le porte a tutte quelle autrici (e quegli autori) che vedono nelle loro storie d’amore non solo il fine, ma il mezzo per descrivere un mondo complesso, relazioni, temi contemporanei e un viaggio nelle profondità dell’animo umano. L’amore sentimentale (ciò che ovviamente muove i fili di una trama romance) può declinarsi in molte sfumature, non di grigio, ma di realtà, immaginario, vita.

Un appello, per concludere: caro scrittore o cara scrittrice di romance, cara lettrice e caro lettore, se pensi di ritrovarti in queste parole, ti invitiamo ad attraversare lo specchio e a venire con noi. Non immaginiamo #profondorosa come un lavoro compiuto e definitivo, ma come a tavola bianca che possiamo riempire insieme.

Ognuno può contribuire come e quanto crede, con i mezzi a propria disposizione. C’è solo una regola che deve essere tassativamente rispettata prima di seguire il Rosaconiglio: ogni forma di pregiudizio o di razzismo e la mancanza di rispetto saranno severamente banditi.

In fede (e in rosa)

Amanda Blake (Miss Black), Rebecca Quasi, Elle Eloise/Moloko Blaze, Fleur du Mar, Paola Garbarino, Vera Demes, Barbara Morini, Giulia Barucco

Questa ginnastica chiamata amore

Nella sua prima vita Carmen Casanova era una grafica editoriale. Poi una brutta esperienza ha cambiato tutto e ora è socia di uno studio legale specializzato nella difesa delle donne. Finché non viene avvicinata da una cliente misteriosa, vittima di violenze domestiche. Sembrerebbe una storia tristemente comune, se il marito non facesse parte di un clan mafioso.
Il procuratore aggiunto Luigi Lo Presti vive sotto scorta da quando ha mandato in prigione il primogenito di quello stesso clan e hanno cercato di ucciderlo.
È a lui che Carmen si rivolge, perché sa che la sua cliente avrà bisogno della protezione della Direzione Distrettuale Antimafia. Inizia così una collaborazione che li porterà sempre più vicini. Ad accompagnarli, quasi come una colonna sonora dello spirito, le canzoni di Battiato che arrivano ad alto volume dal bar dietro il palazzo di giustizia. Ma è giusto abbandonarsi all’amore (come nel Giappone delle geishe), se sei nel mirino di un clan mafioso? Lo Presti sembra pensare di no, ma le circostanze potrebbero smentirlo.

I corridoi della procura erano deserti come previsto. Il sole era appena tramontato, le aule del tribunale erano chiuse, non c’erano udienze in corso o, se c’erano, erano a porte chiuse. Da qualche ufficio filtrava una luce, da dietro qualche porta proveniva una voce, ma nel complesso non si vedeva anima viva.
Carmen fu fermata da due poliziotti in borghese subito fuori dalla DDA. Era già stata controllata all’ingresso, ma ora la controllarono di nuovo, con più attenzione.
«L’ufficio di Lo Presti è il terzo» le disse uno dei due, quando ebbero finito.
Carmen andò da quella parte in un silenzio irreale. Anche se non era vero silenzio, in fondo erano al centro di una grande città. Il silenzio era solo un’impressione. I suoi passi, nelle Oxford da uomo con la suola rigida, risuonavano sul pavimento di marmo. Su un lato del corridoio, una fila di finestre chiuse affacciava sul retro del palazzo di giustizia. Si sentiva la musica distante di un bar.

… I desideri mitici di prostitute libiche, il senso del possesso che fu pre-alessandrino…

Meraviglioso. Quella canzone sì che le risvegliava buoni ricordi. Ogni volta in cui la sentiva le veniva la pelle d’oca, non poteva evitarlo.
Non aveva mai fatto caso al bar da cui proveniva, forse perché non le capitava spesso di passare dietro al tribunale.
Sul lato interno del corridoio, le porte chiuse di una serie di uffici, anonime e marroni, ogni porta con la sua etichetta.
Carmen bussò alla terza.

… Ed è bellissimo perdersi in quest’incantesimo…

«Avanti!»
Quando Carmen entrò, Lo Presti era quasi arrivato alla porta. «Dottoressa Casanova». Le strinse la mano in modo sbrigativo e le indicò la scrivania.
Era il classico ufficio di un avvocato, pieno di faldoni e raccoglitori, le pareti coperte di librerie economiche, in parte chiuse, e ogni superficie libera invasa di carte.
Era anche un tipico ufficio pubblico, con il riscaldamento troppo alto e i mobili spaiati. Lo Presti era in maniche di camicia e gilet slacciato, Carmen si sfilò la giacca e la posò su una delle due sedie, per poi accomodarsi sull’altra.
«Ora mi dica chi è il marito della sua cliente. Salvo o Michele?»
«Salvatore Iacono» confermò Carmen.
«Già, Michele non sembra il tipo».
Lo Presti si sedette dietro la scrivania e intrecciò le dita davanti a sé. Era più o meno come in TV, solo un po’ più vero. La camicia stropicciata, il mento con un velo di barba. Dimostrava qualcosa in più dei suoi quarantacinque anni e sembrava stanco. A parte questo, non deludeva le attese. Longilineo, sul metro e ottantacinque, capelli castani tirati indietro, un picco della vedova che sconfinava nella stempiatura, lineamenti regolari, naso dritto, labbra sottili, occhi grigi, incassati. Gli occhi, per la precisione, erano puntati su di lei.

Carmen si dimenò sulla sedia, a disagio.

... Le tue strane inibizioni che scatenano il piacere…

Ci mancava solo quella cazzo di canzone. Continuava a sentirla, attutita dalla porta.
«Sono stata contattata da Francesca Iacono. In modo piuttosto insolito, per strada. Si è rifiutata di salire nel mio studio».
«La sorvegliano?»
«Così ha detto».
«Non le è sembrata attendibile?»
«Era francamente terrorizzata. E l’occhio nero era verissimo».

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L’autista

Sesso & Potere 7

La prima volta in cui Sloane ha visto Anton lei era ancora la moglie dell’ambasciatore svetlandese in Kaldes e aveva appena ucciso un aggressore con l’attizzatoio del camino. Lui era stato chiamato per risolvere il problema senza clamore.
Sette anni dopo, da tempo tornata nelle Svetlands, divorziata e con una nuova carriera politica, Sloane è sul punto di annunciare la propria candidatura alle primarie, con la prospettiva di correre per la cancelleria. Una corsa non facile, per la quale tutti le consigliano di trovarsi un partner in grado di aiutarla. Non solo Sloane non intende fidanzarsi solo per migliorare i sondaggi, ma quanto Anton ricompare, senza lavoro e senza un soldo, Sloane lo assume all’istante come autista. Se voleva un partner per la campagna elettorale, non è stata di certo una gran mossa. Anton è mezzo kaldese, con un passato oscuro e nessun peso politico. Ma potrebbe essere proprio quello di cui Sloane ha bisogno.

Si fece accompagnare in Parlamento con la sua cazzo di city car. Prima di chiudersi in ufficio, parlò con Margaret e le chiese per favore di assumerlo come autista. Le disse anche che avrebbe dovuto comprare una macchina appropriata. Quale poteva essere?
«Una berlina blu, secondo me. O nera».
«Mh».
«Può andar bene anche un SUV, ma, Sloane… ti stai per candidare, no?»
«Se non faccio altri casini».
«Appunto. Cerca di comprare un’auto ecologica. Portati avanti».
«Astuta».
«Senza di me saresti una donna morta. Solo una domanda: il tuo ex sa di quest’ultima iniziativa?»
Sloane aggrottò la fronte. «Che cosa c’entra Matt?»
«Sai benissimo che c’entra».
Sloane sospirò. «Pensa che il cancelliere mi ha ordinato di trovarmi un marito».
«Non mi pare che tu stia andando nella giusta direzione».
«No, eh?»
Margaret scosse la testa. «D’altronde, con un autista come quello, che cosa te ne faresti di un marito?»

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Trasloco in corso

È in corso un trasloco di tutti i titoli Miss Black da un distributore a un altro. Per questo motivo è possibile che stiate notando delle mancanze sulle varie piattaforme librarie. Tutto si risolverà in qualche giorno e tutti i libri saranno nuovamente disponibili.

Grazie per la pazienza!

Naked

Ayden Brillat-Savarin è l’amministratore delegato di un grande gruppo industriale. È appena stato assoluto da un’accusa di molestie, ma in passato si è macchiato di altre scorrettezze. La sua compagnia, per non correre rischi, gli rifila una mentore: una professionista che gli insegnerà a sopravvivere alle insidie del mondo moderno, dal modo in cui comportarsi con le dipendenti, alle cautele da usare con le minoranze, fino al necessario linguaggio politicamente corretto. Ayden sarebbe molto seccato, se ms. Allegra Foxton, la mentore, non fosse ironica, sveglia e piuttosto carina. In fondo assecondarla non gli costa nulla. Non sa che presto si troverà messo a nudo e la sua vita non sarà più la stessa.

La porta si richiuse alle sue spalle e l’ufficio sembrò sprofondare nel silenzio. Era una sensazione che Ayden amava molto. Era stato lui stesso a far insonorizzare l’ambiente, in modo da non essere disturbato dal continuo suono dei telefoni e delle conversazioni fuori dal suo sancta sanctorum.
Oltre a essere insonorizzato, il suo ufficio era ampio, con una vetrata su un panorama mozzafiato di Canary Wharf, la moquette di un particolare viola che tendeva al grigio, un tavolo di vetro e acciaio, una scrivania abbinata, il divano di pelle naturale e le poltroncine in tinta. Di design. Riservato. Sottotono in modo elegantissimo.
«In casi come questo la porta non dovrebbe sempre restare aperta?» considerò Ayden, con un sorriso bonario.
«Spero che, per quanto lei detesti la situazione, non arriverà a uccidermi e a nascondere il mio cadavere in bagno».

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