Naked

Ayden Brillat-Savarin è l’amministratore delegato di un grande gruppo industriale. È appena stato assoluto da un’accusa di molestie, ma in passato si è macchiato di altre scorrettezze. La sua compagnia, per non correre rischi, gli rifila una mentore: una professionista che gli insegnerà a sopravvivere alle insidie del mondo moderno, dal modo in cui comportarsi con le dipendenti, alle cautele da usare con le minoranze, fino al necessario linguaggio politicamente corretto. Ayden sarebbe molto seccato, se ms. Allegra Foxton, la mentore, non fosse ironica, sveglia e piuttosto carina. In fondo assecondarla non gli costa nulla. Non sa che presto si troverà messo a nudo e la sua vita non sarà più la stessa.

La porta si richiuse alle sue spalle e l’ufficio sembrò sprofondare nel silenzio. Era una sensazione che Ayden amava molto. Era stato lui stesso a far insonorizzare l’ambiente, in modo da non essere disturbato dal continuo suono dei telefoni e delle conversazioni fuori dal suo sancta sanctorum.
Oltre a essere insonorizzato, il suo ufficio era ampio, con una vetrata su un panorama mozzafiato di Canary Wharf, la moquette di un particolare viola che tendeva al grigio, un tavolo di vetro e acciaio, una scrivania abbinata, il divano di pelle naturale e le poltroncine in tinta. Di design. Riservato. Sottotono in modo elegantissimo.
«In casi come questo la porta non dovrebbe sempre restare aperta?» considerò Ayden, con un sorriso bonario.
«Spero che, per quanto lei detesti la situazione, non arriverà a uccidermi e a nascondere il mio cadavere in bagno».

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Classificazione: 3.5 su 5.

Traditori seriali

Leight ha sempre tenuto religiosamente alla larga gli uomini sposati. È quello che fa anche con Logan, il suo capo nell’azienda in cui lavora, quando tra loro inizia a emergere un’attrazione sessuale sempre più forte. Logan sul momento sembra d’accordo con lei, ma resistere è difficile: quando sono insieme tutto il resto scompare, resta solo un’attrazione incendiaria. Poi Leigh conosce un altro uomo, Alec, e la situazione si complica ulteriormente…
La storia di un’ossessione erotica e delle sue inaspettate conseguenze.

Sander indossava dei pantaloni classici, di cotone pettinato navy. Dalla mia posizione non potevo evitare di guardarlo a mezza altezza. Era proprio davanti ai miei occhi. E i pantaloni non erano aderenti, l’ho già detto, ma era impossibile non notare che lo portava a destra e che non era piccolo.
In certi momenti sembrava quasi bazzotto.
Cielo, dovevo smettere di guardarlo.
Ma come facevo?
Ero seduta sui miei talloni, sul cuscino di foamic, sul pavimento di parquet. Il busto eretto. Il mio vestito leggero iniziava a non nascondere che avevo i capezzoli sull’attenti. Mi sentivo una maniaca sessuale, era una reazione imbarazzante. Là sotto ero tutta umidiccia.
E Sander continuava a spostarsi qua e là, e a ogni passo la stoffa dei sui pantaloni si tendeva e aderiva a quel grosso wurstel un po’ gonfietto. O che comunque lo sembrava.
Forse mi stavo immaginando tutto io, okay.
Non capivo perché fossi stata presa da quell’attacco di libidine. Solo per aver notato un dettaglio anatomico, per quanto indecente? Era uno sbalzo ormonale dovuto all’ovulazione? Non mi era mai successo nulla di simile.
E Sander era un bel tipo, non dico di no, ma di solito non era il mio tipo. Con quel viso irregolare, quell’aria un po’ stazzonata? Di solito preferivo un modello dirigenziale-sportivo.
Eppure.
Ogni volta in cui mi passava davanti non potevo evitare di guardarlo lì. O di fissargli il culo, se era di spalle. Ma specialmente gli guardavo il pacco, gli occhi continuavano a tornarci. Lo visualizzavo stretto dalle mutande, costretto in una posizione un po’ scomoda. Immaginavo che premesse sulla stoffa e quasi lottasse per la libertà.

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Desiderio oltre le stelle

Lunaria Wilkinson ha faticato molto per arrivare a ricoprire il posto di assistente del Generale Larsen, lavorare sulla SIS Ales, l’ammiraglia della Societas Intermundi, e occuparsi di politica interplanetaria. Essere lì è un po’ come stare al centro dell’universo e, vista da lì, la guerra fredda con le ex-colonie della Secessione sembra lontana.
Isabelle Lefebvre sulle ex-colonie ci è nata. La sua navicella è finita nelle maglie della Societas e ora è prigioniera su un mondo sperduto della Fascia Esterna. La sua posizione potrebbe essere peggiore, tuttavia. Mentre aspetta di venire scambiata con qualche altro prigioniero viene tenuta nella foresteria della residenza ufficiale del Governatore Brant. Il quale è gentile, seducente, bello come solo gli abitanti dei mondi interni… ma ci si potrà fidare di lui?
Nel contempo Lunaria trova sempre più difficile non cedere al fascino dello scostante Larsen… e forse neppure lui è disinteressato alla questione. Gli basta uno sguardo per farle bollire il sangue… come fare, senza mettere a rischio il lavoro per cui ha tanto faticato?

«Miss Wilkinson? Potrebbe farmi un favore personale?» mi chiese Larsen quella mattina.
«Sì, certo».
«Potrebbe, come dire… smetterla di provare a essere meno sexy?».
Sbattei le palpebre. «Non funziona neanche questo, eh?».
Avrei preso il muro a testate.
«Non capisco. Per favore, me lo spieghi. So che ha cose molto più importanti a cui pensare, ma… solo per questa volta, okay?».
Lui mi fissò. Era seduto dietro la scrivania e io ero in piedi su un lato.
«Sarò sistematico e partirò dall’alto. Non c’è assolutamente nulla che possa fare per rendere meno attraente il suo viso, se non, forse, sfregiarsi. Ma non sono sicuro che funzionerebbe e comunque la invito a non farlo. Anche il suo collo è una causa persa: è lungo, bianco e probabilmente sa di panna. Lo guardi e ti viene voglia di leccarlo. Subito sotto…» fece anche un vago gesto con un dito «…la sua scollatura poco accentuata. Ha uno sterno, Miss Wilkinson, che sembra fatto apposta per essere baciato. Le tette sono coperte, okay, ma sono così sode, tonde e strette nella stoffa che tutto quello che vorresti fare è palparle finché i capezzoli non si induriscono. Come ora».
E, be’… non mi aspettavo niente del genere, quando gli avevo chiesto di spiegarmi come migliorare nell’essere meno sexy. In realtà mentre parlava immaginavo che fosse lui a farlo e l’idea mi stava facendo letteralmente impazzire.
«La gonna vela le sue cosce senza nasconderle. Chiunque sano di mente immagina di morderle… morderle dolcemente sul lato interno fino ad arrivare alla sua fica e succhiarla come un frutto maturo. Spero di essere stato esaustivo».
Mi appoggiai alla scrivania.
«Fin troppo».
«Non faccia così».
Presi aria. Avevo la faccia, il collo e il petto in fiamme.
«Non posso evitarlo».

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Al servizio della nazione

Sesso & Potere 4

Dopo due mandati di Mirian Winchester, il primo cancelliere donna delle Svetlands, un nuovo primo ministro è appena stato eletto. Sherman Lyndon ha combattuto durante la sanguinosa guerra in Harbat e ne è tornato con un fianco crivellato di schegge di granata, un disturbo post-traumatico da stress e una medaglia al valore. Da quel momento sono passati tredici anni. È guarito, ha studiato e si è arrampicato fino al gradino più alto del potere. È qui che incontra il maggiore Vera Lin, il capo della sua scorta. Vera ha qualcosa di speciale e lo dimostra durante il loro primo drammatico incontro. Ma ha anche un passato doloroso almeno quanto quello di Sherman e superarlo non sarà facile per nessuno dei due. Anche perché la questione con l’Harbat è tutt’altro che chiusa e le Svetlands rischiano di dover affrontare un altro periodo di terrore…

«Non posso abbracciarla» disse Vera.
Ci fu un secondo di silenzio, forse di stupore. «No, lo capisco, non volevo…»
«No. Intendo: non posso abbracciarla, signore. È troppo più alto di me. Sarei con la testa all’altezza sbagliata. Lo so, fa un po’ ridere».
In effetti, Lyndon ridacchiò. Almeno fece un tentativo. Vera si limitò a sorridere nel buio.
Si voltò e retrocesse lentamente, come se stesse facendo retromarcia in macchina senza specchietto, fino a sentire il paraurti posteriore toccare. Fu la sua schiena a “toccare”. Percepì il busto di Lyndon, dietro di lei, e si appoggiò delicatamente. Lui le circondò la vita con un braccio. Il suo alito le accarezzò la nuca.
In quell’istante sentì un brivido in tutto il corpo. Desiderò improvvisamente che lui spostasse una mano e le stringesse un seno, forte, e che la tirasse contro di sé. Quel desiderio così repentino la lasciò stordita. Strizzò gli occhi e li riaprì. Prese fiato e lo rilasciò come aveva fatto lui pochi minuti prima.
Lui la strinse più forte. Le posò la bocca sui capelli. Vera mise la mano sul suo polso, glielo accarezzò. Fu una carezza ipocrita, falsamente confortante, ma non riuscì a trattenersi. Pensò confusamente che Lyndon poteva sopravvivere qualche ora abbracciato a una tizia arrapata senza un motivo.
Chiuse gli occhi e cercò di calmarsi. Ma sapeva che cos’era, c’era un motivo: quello che avevano visto. Tutta quella morte, tutto quell’orrore. Il suo corpo riaffermava il fatto di essere vivo.
Anche quello di Lyndon lo fece. Lo sentì chiaramente contro il sedere, prima che lui si scostasse.
«Cristo. Penserà che sono un…»
«No» disse lei.

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Segretaria personale

Quando Candace viene assunta come segretaria in una compagnia di assicurazioni non si aspetta che il suo nuovo capo la affascini al punto da concederglisi senza la minima resistenza. Ma Russell Wright ha qualcosa… qualcosa che Candace non riesce a mettere a fuoco. Apparentemente è uno squalo egoista e insensibile, ma è anche in grado di accenderla come mai nessuno prima. La loro comincia come una relazione senza affetto, basata solo sull’attrazione fisica. Nessuno dei due vuole coinvolgimenti emotivi… o forse nessuno dei due lo vuole ammettere.

«Si metta sul divano».
Nel suo ufficio non c’erano divani, quindi Candace tentennò un attimo, prima di andare verso l’altra stanza, il salotto. Anche qua le luci erano smorzate.
Si sedette sul morbido divano di pelle. Nonostante tutto non era ancora sicura di che cosa volesse Wright da lei. O meglio… sembrava esserci un’unica soluzione, ma per qualche motivo le sembrava incredibile.
Per qualche minuto se ne restò seduta lì, in silenzio, mentre lui, nell’altra stanza, finiva di guardare qualsiasi cosa stesse guardando. Poi Wright comparve sulla porta, con un bicchiere in mano.
Si avvicinò e glielo porse. Sembrava distaccato come suo solito. «Forse vuole bere un sorso?».
Candace scosse la testa. Wright, per la prima volta da quando era rientrata, le rivolse un sorriso. Minuscolo, più sarcastico che ironico. Buttò giù lui un sorso di whisky o di quel che era, per poi posare il bicchiere su un tavolino.
«A quattro zampe andrebbe bene» le disse, tornando a guardarla.
Candace ne fu quasi delusa. Quindi era quello, sul serio. Tutto lì. Non era nella condizione di tirarsi indietro, ormai, e sinceramente non le importava nemmeno. Wright non aveva niente di ripugnante, si poteva persino considerare bello.
Si alzò e risalì sul divano, questa volta con le ginocchia. Poi posò anche le mani sui cuscini di pelle. Una parte di lei le diceva che doveva essere matta. Lasciarsi scopare così, da uno sconosciuto?
“Be’, non è uno sconosciuto.”
Le riflessioni di Candace furono interrotte da un movimento alle sue spalle. Il divano si incurvò per il peso di Wright. Subito dopo sentì le sue mani che le tiravano su la gonna. Delicatissime, quasi impalpabili. La tirarono su fino alla vita, scoprendole le gambe e il sedere.
Un altro attimo di immobilità, poi Wright le tirò giù anche i collant e gli slip, insieme. Non li lasciò cadere alle ginocchia, ma si limitò ad abbassare tutto giusto al di sotto del sedere.
«Forse le servono un paio di minuti per prepararsi?» le chiese lui.
Nella sua voce c’era un accento nuovo, per quanto quasi impossibile da percepire. Il suo normale tono basso era anche leggermente arrochito. Era eccitato? Per qualche motivo il pensiero mandò giù per la colonna vertebrale di Candace un brivido caldo, piacevole, sensuale.
Allargò appena le cosce. «No, non mi servono» disse.

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Meglio i bastardi 2

A Mitra Schon sono sempre piaciuti gli uomini egoisti, disinteressati, opportunisti, vigliacchi… in una parola, ha sempre avuto un debole per i bastardi. Poi ha conosciuto James Blackwater, un bastardo molto particolare, ed è sembrato che il suo destino cambiasse. Ma la convivenza con James si rivela meno facile del previsto e il nuovo lavoro nel marketing di Mitra non la aiuta per niente a sentirsi soddisfatta e propositiva. Quando le viene offerta la possibilità di un avanzamanto di carriera sembra che le cose possano mettersi a posto. Ma il suo nuovo capo, affascinante, sexy, talvolta geniale, la attira presto in un gioco sempre più perverso, al quale Mitra non riesce – o forse non vuole – sottrarsi…

«Togliti il reggiseno» disse lui, sedendosi sulla mia poltrona e accavallando le gambe.
Inarcai un sopracciglio e gli lanciai un’occhiata ironica. Mi sganciai il reggiseno e glielo tirai. Nyberg se lo portò al viso, aspirando con gli occhi socchiusi.
«Toccati i capezzoli. Falli diventare duri» mormorò.
Mi accarezzai i seni e li pizzicai leggermente. Confesso che vederlo lì, con le gambe accavallate a nascondere un’erezione e il respiro accelerato non era niente male.
Mi avvicinai e gli scostai un ginocchio con un ginocchio, restando in piedi tra le sue gambe. A quel punto potevo vedere chiaramente l’erezione premergli contro la stoffa blu dei pantaloni.
«Fallo ancora» disse lui, con un filo di voce.
Mi accarezzai i seni e mi pizzicai i capezzoli a una ventina di centimetri dalla sua faccia.
«Accarezzati anche sotto» sussurrò lui.
La mia mano scivolò lungo la mia pancia, fino a infilarsi nei miei slip. «Così?» gli chiesi, innocentemente.
Nyberg non rispose. Si limitò a fissare la mia mano, o meglio, il rigonfiamento che produceva nei miei slip.
«No, è inutile. Non ce la faccio» disse, deglutendo. Si slacciò la cintura. «Continua»

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