Il suo migliore amico

Dopo la morte di Mark Charlotte è sicura che non si innamorerà mai più. Perderlo ancora giovane è stato troppo doloroso, e anche se sono passati degli anni e parte della tristezza se n’è andata non pensa di poter mai più provare qualcosa di così intenso per un uomo. Finché non è proprio una lettera “postuma” di Mark a farle rincontrare il miglior amico di lui, Victor, donnaiolo incallito da sempre disinteressato a lei. O così crede Charlotte.

«Ero amico di Mark, okay? Non… non sarebbe stato…»
«Non sarebbe stato?».
«Ah, lascia perdere».
Lei ridacchiò. Si voltò su un lato per avvicinare il naso alla sua faccia.
«No, dai. “Non sarebbe stato” che cosa? Appropriato? Cazzo, tu e Mark eravate come fratelli. Non avrebbe mai pensato che volevi portarmi a letto».
Victor si voltò dalla sua parte, innervosito. I loro nasi si sfiorarono.
«Voglio portarti a letto ora, però».
Charlotte restò praticamente fulminata. Non ci aveva pensato. Si era avvicinata sempre di più, con la massima naturalezza, e ora…
Be’, Victor l’aveva colta alla sprovvista.
Guardò nei suoi occhi per un tempo che le parve interminabile, bloccata. Occhi blu scuro, un po’ addolorati e tuttavia pieni di desiderio.
«Mmmh, sono sbronzo» ammise lui, alla fine, vedendo che Charlie non dava segno di vita.
«A-anch’io» sussurrò lei.
«Sì, lo so. Ne hai bevuto quanto me e la tua massa corporea è sicuramente inferiore alla mia, dunque sei più sbronza di me».
«No, intendevo…»
Si sporse ancora un pochino e lo baciò sulle labbra.
Dopo un secondo di confusione Victor rispose al bacio. Le accarezzò la nuca, infilandole le dita tra i capelli. Charlotte chiuse gli occhi e gli appoggiò una mano sul petto. Il suo cuore batteva così forte che riusciva a sentirlo attraverso la maglia.
«Dio, è… strano» le mormorò nella bocca. «Strano-bello, ma…»
«Per favore. Non scopo da una vita».
Lui si mise a ridere. «“Per favore” che cosa?».
«Per favore non dire qualcosa come che ti sembra di scopare con la moglie del tuo amico. Non sono più sua moglie. Abbiamo divorziato quando è morto, okay?».
Lui rise di nuovo. La baciò di nuovo. «Non mi stavo tirando indietro, eh».
«Ah. Meno male» sospirò lei. Lo spinse sul pavimento, continuando a baciarlo. «Potresti, tipo…»
«Tipo?».
«Sbattermi. Forte». Sospirò. «Per favore».
«Cristo, è sexy che continui a chiederlo per favore».

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Classificazione: 4 su 5.

Un vero uomo, anzi due

Wade Taylor è l’enigmatico titolare di un’azienda di import-export sospettata di essere una società di facciata per il traffico d’armi internazionale, Aidan O’Malley il suo fedelissimo braccio destro. Per Mable Phillis, giornalista d’inchiesta, avvicinarsi a loro sembra impossibile, a meno che… Nel corso di un’altra indagine Mable scopre che Wade ha un “vizietto”, ovvero assolda anche per lunghi periodi le professioniste di un’agenzia di escort, con cui intesse dei veri e propri rapporti personali. È la possibilità che Mable sta cercando… deve solo accettare di esaudire i desideri erotici, non proprio convenzionali, di Wade. Ma come la giornalista scopre presto, dove c’è Wade c’è anche Aidan. Tanto il primo è scostante e glaciale, quanto il secondo è umano, disponibile, affascinante. E restare intrappolata nella loro rete per Mable è questione di un attimo. Come uscirne? E vuole uscirne davvero? E che cosa lega i due misteriosi commercianti d’armi? Per scoprirlo Mable dovrà prima di tutto esplorare i limiti del proprio desiderio.

Aidan O’Malley strinse la fascia di morbida pelle nera sulla coscia della nuova ragazza e la bloccò con il velcro. Era un materiale sorprendente, il velcro. Tiravi verso l’alto e si staccava immediatamente, tiravi in senso laterale e non cedeva di un millimetro.
La nuova ragazza verso l’alto non poteva tirare, dato che era legata alla poltrona sia per le braccia che per le gambe. Una fascia di pelle bloccava ogni avambraccio agli appositi anelli della poltrona, un’altra bloccava le cosce in posizione ginecologica. Be’, la poltrona stessa era simile a quella di un ginecologo, solo che la seduta era vuota al centro. Era una cosiddetta fucking chair, una poltrona fatta apposta per scopare chi c’era legato sopra. Ossia la nuova ragazza.
La nuova ragazza a Aidan piaceva. Aveva un viso delizioso, con gli occhi blu, le labbra carnose e un bel nasino. I capelli erano scuri e lucidi, ondulati, e aveva anche qualche lentiggine. Fisicamente, Wade aveva visto di meglio, anche se la nuova ragazza era comunque carina. Le cosce erano un po’ troppo in carne, i fianchi un po’ larghi, le tette piccole e puntute. Quelle cosce, in realtà, a Aidan piacevano molto. Erano sode, morbide, femminili. In ogni caso, avrebbe giudicato Wade.
Finì di sistemare la poltrona, reclinandola leggermente

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Classificazione: 5 su 5.

Chiamami tentazione

Che cosa c’è tra Avery, attrice indipendente americana, e Ellis, consulente inglese? È difficile a dirsi. Si attraggono follemente e altrettanto follemente si respingono. Si incontrano, si consumano l’uno nell’altra e si allontanano. La prima volta durante una vacanza in barca. L’attrazione è istantanea e rovente, ma viene consumata solo in parte. Poi, per caso, in un ristorante di Londra. Poi… i due si incontrano e si inseguono per mezzo mondo, cercandosi e poi sfuggendosi, incapaci di restare lontani, ma senza riuscire a restare insieme. Almeno finché uno dei due non ammetterà che non c’è niente di più dolce che cedere a una tentazione…

Mi massaggiò le spalle e la parte superiore delle braccia, poi la parte tra le scapole e ai lati delle scapole. Si spremette dell’altra lozione sulle mani e mi massaggiò sui fianchi. Chiusi gli occhi e suppongo che sospirai. Era meraviglioso e a quel punto era eccitante, non sapevo neanch’io perché. Forse per il modo in cui quasi arrivò a sfiorarmi il lato dei seni, quando mi spalmò la crema sui fianchi, forse proprio per il modo in cui mi prese per i fianchi.
«Per qualche motivo non mi sembravi il tipo da vacanze al mare» disse Ellis, occupandosi della parte bassa della mia schiena. Il mio costume era bianco e non troppo scosciato, ma suppongo che la forma delle mie natiche non gli sfuggì lo stesso.
«Un gentiluomo è lì che si fermerebbe» intervenne Jamal. Mi ero dimenticata di lei, un po’ per il perfetto massaggio di Ellis, un po’ perché era sempre immersa in una conversazione virtuale con qualcun altro.
Sorrisi lievemente. «Un gentiluomo si fermerebbe quando gli chiedono di fermarsi» ribattei. «Non prima e non dopo».

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Classificazione: 5 su 5.

Segretaria personale

Quando Candace viene assunta come segretaria in una compagnia di assicurazioni non si aspetta che il suo nuovo capo la affascini al punto da concederglisi senza la minima resistenza. Ma Russell Wright ha qualcosa… qualcosa che Candace non riesce a mettere a fuoco. Apparentemente è uno squalo egoista e insensibile, ma è anche in grado di accenderla come mai nessuno prima. La loro comincia come una relazione senza affetto, basata solo sull’attrazione fisica. Nessuno dei due vuole coinvolgimenti emotivi… o forse nessuno dei due lo vuole ammettere.

«Si metta sul divano».
Nel suo ufficio non c’erano divani, quindi Candace tentennò un attimo, prima di andare verso l’altra stanza, il salotto. Anche qua le luci erano smorzate.
Si sedette sul morbido divano di pelle. Nonostante tutto non era ancora sicura di che cosa volesse Wright da lei. O meglio… sembrava esserci un’unica soluzione, ma per qualche motivo le sembrava incredibile.
Per qualche minuto se ne restò seduta lì, in silenzio, mentre lui, nell’altra stanza, finiva di guardare qualsiasi cosa stesse guardando. Poi Wright comparve sulla porta, con un bicchiere in mano.
Si avvicinò e glielo porse. Sembrava distaccato come suo solito. «Forse vuole bere un sorso?».
Candace scosse la testa. Wright, per la prima volta da quando era rientrata, le rivolse un sorriso. Minuscolo, più sarcastico che ironico. Buttò giù lui un sorso di whisky o di quel che era, per poi posare il bicchiere su un tavolino.
«A quattro zampe andrebbe bene» le disse, tornando a guardarla.
Candace ne fu quasi delusa. Quindi era quello, sul serio. Tutto lì. Non era nella condizione di tirarsi indietro, ormai, e sinceramente non le importava nemmeno. Wright non aveva niente di ripugnante, si poteva persino considerare bello.
Si alzò e risalì sul divano, questa volta con le ginocchia. Poi posò anche le mani sui cuscini di pelle. Una parte di lei le diceva che doveva essere matta. Lasciarsi scopare così, da uno sconosciuto?
“Be’, non è uno sconosciuto.”
Le riflessioni di Candace furono interrotte da un movimento alle sue spalle. Il divano si incurvò per il peso di Wright. Subito dopo sentì le sue mani che le tiravano su la gonna. Delicatissime, quasi impalpabili. La tirarono su fino alla vita, scoprendole le gambe e il sedere.
Un altro attimo di immobilità, poi Wright le tirò giù anche i collant e gli slip, insieme. Non li lasciò cadere alle ginocchia, ma si limitò ad abbassare tutto giusto al di sotto del sedere.
«Forse le servono un paio di minuti per prepararsi?» le chiese lui.
Nella sua voce c’era un accento nuovo, per quanto quasi impossibile da percepire. Il suo normale tono basso era anche leggermente arrochito. Era eccitato? Per qualche motivo il pensiero mandò giù per la colonna vertebrale di Candace un brivido caldo, piacevole, sensuale.
Allargò appena le cosce. «No, non mi servono» disse.

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Classificazione: 4 su 5.

Victorian erotic

La macchia dell’immoralità

Londra, 1891. Elisabeth Currant è l’amante di Sir Louis Roswell Spencer da tre anni. Lo ama immensamente, ma la loro relazione non sembra avere sbocchi ed Elisabeth sa che prima o poi dovrà finire. Poi, l’inaspettato: la moglie di Louis, con cui lui non parla da tempo, muore di parto e Louis dà il via a una sorta di folle indagine per capire chi sia il padre del bimbo. Elisabeth, sballottata tra i propri sentimenti e quelli di lui, dovrà riuscire nell’impresa più difficile di tutte, combattere per la serenità dell’uomo che ama… mentre la passione rischia di travolgerla.

Dopo Oscuri abissi di desiderio una nuova indagine nell’erotismo vittoriano per Elisabeth e Sir Louis.

Mentre parlavamo iniziò ad accarezzarmi l’esterno della coscia, sovrappensiero. O forse era un modo per scaricare la tensione. Di certo non pensava a eccitarmi, in quel momento, anche se confesso che iniziavo a trovare il contatto dei nostri corpi piuttosto stimolante, quasi erotico.
«“Louis” niente» continuò lui. «Sono di vedute ampie, lo sai, ma dovrei riconoscere il figlio di un altro? Che lo faccia lui, chiunque sia».«Sei troppo arrabbiato per ragionare».
Lui sbuffò, ma finì per rivolgermi un sorriso vagamente dispettoso. «Sì, sono arrabbiato. Hai ragione, è naturale». Mi baciò un seno, al di sopra del vestito. «Sono arrabbiato e leggermente eccitato. Non ho idea di come sia possibile. Piccola, hai i capezzoli duri».
Non risposi, visto che non potevo negare che fosse così e non c’era bisogno di commentare la cosa. Louis mi baciò di nuovo un seno e lo mordicchiò anche leggermente.
E il suo tocco, la sua bocca, sentire che mi desiderava… per me era e sarebbe sempre stata la sensazione più bella del mondo. La sua mano scese fino a raggiungere la mia caviglia e poi risalì lentamente al di sotto della gonna. Sentivo il suoi polpastrelli sfiorarmi la pelle, raggiungere la fascia delle mie calze e salire ancora. Nel farlo aveva sollevato anche la gonna, ma era ampia, così il resto delle ruches confondeva le acque.

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Classificazione: 4.5 su 5.

Il bersaglio

Quando degli uomini sconosciuti bussano alla sua porta e minacciano il suo ragazzo Lydia non ha idea di che cosa stia succedendo, ma la verità viene presto a galla: Tommy è pieno di debiti e quelli sono gli esattori. Il problema è che è Lydia che portano via, pensando di convincere Tommy a pagare, solo che Tommy scappa, abbandonandola. Lydia pensa di essere spacciata, ma uno dei suoi rapitori, Sidor, è diverso dagli altri. Cerca di aiutarla e fa in modo che non le succeda niente di male. E presto tra lui e Lydia inizia a nascere qualcosa…-

«Mi dispiace» disse, quando io ebbi smesso del tutto di singhiozzare. «Non ho intenzione di farti del male, va bene? Non ti avrei portata qua, altrimenti. Non ti avrei parlato e tutto. Doveva servire solo a spaventare il tuo ragazzo… che comunque non si è spaventato. Non ti preoccupare, tra qualche giorno potrai tornare alla tua vita».
Annuii appena, contro la sua camicia. Sidor mi accarezzò i capelli e di nuovo pensai che mi avrebbe baciata. Trovavo confortante la massa solida del suo torace e se mi avesse baciata avrei risposto al bacio, nonostante tutti i motivi che avevo per non farlo.
Fortunatamente fui salvata da questa eventualità dall’irruzione di un commando di uomini armati.

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Classificazione: 4.5 su 5.

Oscuri abissi di desiderio

L’East End di Londra è ancora stretto nell’incubo di Jack lo Squartatore, ma non è l’unico pericolo da cui una giovane donna debba guardarsi. Elisabeth Currant è cresciuta in una famiglia della media borghesia, ma la morte del padre e i conseguenti problemi economici hanno finito per portarla in una delle terribili strutture per indigenti di Whitechapel. È fuggendo da una situazione disperata che si imbatte in sir Louis Roswell Spencer, che la salva dall’incubo in cambio del suo aiuto. Sta indagando nella morte di una donna uccisa dell’East End da una mano diversa da quella dello Squartatore… una giovane di ottima famiglia, trovata strangolata e vestita come una prostituta. Quale oscuro intreccio di desiderio e follia ha condotto alla sua uccisione? E come potrà Elisabeth sottrarsi al proprio desiderio, che la sta spingendo inesorabilmente tra le braccia di un uomo di una classe sociale diversissima dalla sua e per di più sposato?

Annuii e cercai di guardarlo in faccia, ma l’interno della carrozza era troppo buio. Fu l’alcool a rendermi avventata a sufficienza da chiedere: «Era la sua amante?».
Sir Louis scosse la testa, ma non ne sembrò turbato. «No, no. La conoscevo da troppo tempo». Si sporse su di me e mi baciò.Il cuore iniziò a battermi nel petto come un tamburo. Sir Louis mi aveva presa alla sprovvista, ma ora che sentivo le sue labbra sulle mie… mi sembrava di morire, da quanto era bella la sensazione.
Lui mi accarezzò una guancia e continuò a baciarmi. Il tempo sembrò accelerare. Avrei voluto che quel viaggio in carrozza continuasse per anni e anni, per poter restare tra le sue braccia, con la sua bocca premuta sulla mia. A un certo punto oltre alle sue labbra sentii anche la sua lingua.Trovai la cosa incredibilmente eccitante. Mi sentivo sempre più intontita e disinibita e avrei voluto che quello che stava succedendo continuasse in eterno.

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Classificazione: 4 su 5.

Nell’ombra

Che cosa succede se un’assassina decide di graziare una delle sue vittime e di scomparire? È molto semplice: un altro assassino viene spedito sulle sue tracce per risolvere la “questione”. China sa anche chi è l’assassino che il suo capo le ha messo alle costole. Nikandr Vassilkov è il più bravo della scuderia. Hanno lavorato insieme, tempo prima, ed è come lo descrivono: freddo, spietato, impeccabile. Le armi di China sono sempre state delle altre: il suo fascino naturale e la capacità di farti perdere la testa con una sola occhiata. Sembra che con Nikandr non possano funzionare, ma un imprevisto cambia tutto… e lei e lo spietato killer si troveranno a fare fronte comune contro un avversario ben più letale di entrambi, mentre la tensione sessuale tra loro diventerà il nemico più pericoloso…

Nikandr chiuse gli occhi, gemendo sottovoce. Si mosse leggermente, come a chiederle di accelerare. China lo fece.
Il primo schizzo fu lungo, un lungo arco di gocce traslucide, mentre Nikandr gemeva e veniva scosso da un brivido. Poi un secondo schizzo, più breve, un terzo, ancora più breve, e un quarto, che le atterrò sulla mano. Lo accarezzò. Nikandr ormai era steso su un fianco e respirava sempre più lentamente.
China gli sollevò il maglione per guardarlo. «Sei bello» sorrise.
Nikandr socchiuse appena gli occhi. Poi sbadigliò. «Al massimo sono stanco» disse. Sbadigliò di nuovo. «Ma ora mi alzo, eh. I sonnellini post-coito hanno ucciso più gente della malaria».
Lei sorrise. «Hai le statistiche?».
«Non mi servono le cazzo di statistiche» borbottò lui. «Mi basta ricordarmi quanti ne ho fatti fuori io con il pisello ancora umido».

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Classificazione: 3.5 su 5.

Nel vortice

Quando una sua vecchia amica trascina Amanda Keel al concerto londinese dei Serial Vortex Amanda la segue senza entusiasmo. Il gruppo sembra uno dei soliti gruppi rock: cinque ragazzi texani, bellissimi (a parte il batterista) e pieni di sé. Quando la sua amica si intrufola nel backstage e riesce a farsi notare dal chitarrista, Amanda resta in corridoio a farle da palo. Ed è in quel corridoio che conosce Dorian Gray, il cantante del gruppo, la sua malinconia e la sua ironia. Amanda e la sua amica seguiranno i Vortex sul tour bus che li sta portando a Newcastle in due giorni di puro rock. Sembra che tutto finisca lì: Dorian torna negli States, destinato a diventare una rockstar, e Amanda continua la sua vita, ma… ormai è caduta nel vortice, anche se non ne è consapevole.

«Posso baciarti?» chiese, di punto in bianco.
Mi misi a ridere. «Da dov’è che vieni, tu?».
Lui sbuffò. «Abilene, Texas. Dalle mie parti lo chiediamo, prima di farlo».
Subito dopo, però, dimostrò che stava mentendo. Si sporse verso di me, sopra alle nostre mani intrecciate e mi trovai le sue labbra sulla bocca. Labbra morbide e un po’ secche. Un’ombra di barba sul mento, pungente.
Ora, forse l’ho già detto, ma era bello da far schifo. Era gentile e tranquillo e in fondo l’idea di farci un giro non mi dispiaceva in modo particolare. Risposi al suo bacio, rendendolo un po’ più profondo. Gli appoggiai una mano sul fianco, sotto alle lenzuola, e ci ritrovammo l’uno contro l’altra.Continuammo a limonare per un pezzo, in quella cuccetta, sul tour bus, limitandoci a stare appiccicati e a sfiorarci al di sopra delle rispettive t-shirt.
«Quindi alla fine è vera, quella cosa delle groupie» sorrisi, in un momento di pausa.
Lui mi baciò di nuovo. «Come groupie non sei un granché. Non sapevi nemmeno chi fossimo, prima di stasera».
«Hai capito» dissi.
La sua mano, sul mio fianco, iniziò a tirarmi lentamente su la maglietta.
«Volendo, sì. Più che altro il nostro campione è Dave, ma non dirò di essermi sempre tirato indietro».
Ero eccitata, ma non ero completamente sveglia, se capite quello che intendo. Era un po’ come un sogno molto realistico, anche se sapevo che non stavo sognando. Forse era solo così naturale che non sembrava per niente strano essere lì, sopra quel tizio che conoscevo a stento, e sapere benissimo che stavo per farci del sesso.

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Classificazione: 4 su 5.

Fuori dal branco

The Little Black Chronicles 7

Il matrimonio di Harry Pierce, capo dei lupi britannici, è durato il tempo di uno sbadiglio… anche perché nella sua vita è entrata una nuova persona, l’eccentrica vampira Lady Susanna Erskine. Sulla carta due caratteri forti come i loro non dovrebbero legare, ma il vero problema non sembra questo. Le interferenze del branco di Londra, tradizionalista e chiuso, diventano sempre più insistenti, e nel momento peggiore. Harry sta trattando con il consiglio dei vampiri un trattato di non aggressione sul quale ha lavorato duramente e che renderebbe la vita di tutti più sicura, ma senza l’appoggio della sua stessa gente la situazione rischia di diventare esplosiva…

Pierce la guidò fino agli elegantissimi bagni del City of London Club. Non quelli subito accanto alla sala, ma quelli in fondo al corridoio. Aprì la porta e la lasciò passare per prima.
Era tutto molto curato. Pavimenti di marmo e sanitari lucidi, bordati d’ottone.
Harry richiuse la porta dietro di loro e ruotò il nottolino della serratura.
«Se provi a mordermi, ti sbrano» le disse, con un sorriso. Lo disse sfilandosi la giacca, che poi appese all’apposito appendiabiti di ottone.
«Quanta sicurezza» commentò lei.
Pierce si slacciò la cravatta.
Appese anche quella. Si chinò su di lei, appoggiandosi con un gomito alla porta. «Naa… probabilmente puoi anche bermi» sorrise, baciandola sulle labbra. Il bacio si fece più profondo, quasi rabbioso. Lady Susanna lo prese per la nuca e lo tirò verso di sé.
«Intanto fammi vedere se sei all’altezza delle recensioni» sogghignò, stringendogli una spalla.
«Non ne farei una questione di rating» disse lui, in tono molto civile. Mentre si dimostrava così civile a parole, la sollevava per le natiche e la attaccava alla porta. Lei gli circondò la vita con le gambe, in modo che Harry riuscisse a tirarle su la gonna del vestito.
Si chiese come avrebbe risolto la questione se lei avesse indossato dei collant (il solo pensiero la faceva rabbrividire di orrore). Un secondo più tardi ebbe la risposta, quando i suoi slip volarono in un angolo, dopo che Harry glieli aveva strappati di dosso.
«Lady Susanna» sorrise, riprendendola dietro alle cosce, «in nome della diplomazia interspecie credo di aver bisogno almeno di un gesto di assenso».
«È molto deludente» rispose lei. «Una volta i lupi ti fottevano con il preciso scopo di sbranarti subito dopo. Per noi ragazze era un momento magico».

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