Zolfo e mercurio

L’alchimia del piacere 1

Vivian Rivers ha lavorato duro per diventare quel che è, un medico del Presbiteryan Hospital di New York. Quando Jas Merrywater, suo mentore e vecchio amico di famiglia, le chiede di andare a visitare un suo paziente privato Vivian lo fa solo per l’affetto che li lega. Nella casa nei boschi in cui va ad assisterlo si aspetta di trovare un anziano disabile, ma si trova davanti un uomo giovane e affascinante… che è stato trapassato da un colpo di spada. Non solo: “l’incidente” è avvenuto quel pomeriggio, ma la ferita è già praticamente guarita. Vivian scoprirà così l’esistenza di un mondo che non aveva mai sospettato, fatto di esseri eccezionali e non esattamente umani. E il suo ruolo, in quel mondo, non è solo quello di spettatrice… –

«Sei così soffice» mormorò lui, con un sorrisino.
«Sarebbe a dire?» feci io, sulla difensiva.
«La tua pelle. È così liscia. E sei morbida». Mi strofinò il mento sui capelli. «Sei stata gentile ad aiutarmi. Anche se non eri d’accordo».
Gli sfiorai il punto in cui fino a mezz’ora prima aveva una ferita fresca. «E non mi dirai chi sei».
«Mmm… Rahel è più o meno il mio nome. Awad no, ma non importa. Non è brutto. E sono…» un lieve sorriso «…se può aiutarti sono un esperto di arte antica. Il lavoro con cui pago le bollette eccetera. Ti dispiacerebbe voltarti a pancia in giù?».
«Eh? No, perché?».
Mi rivoltai sulla pancia e Rahel scostò il piumino, poi mi spostò il capelli dalla schiena in modo da vedere le mie due voglie al caffelatte. «Eccole qua» disse. Mi sfiorò la scapola destra e io sentii un brivido in tutto il corpo. Non un brivido sgradevole… come un solletico caldo. Poi sfiorò anche la sinistra e di nuovo sentii quella specie di brivido.
«È questo» disse lui. «Il motivo del lampo, dico. Sono ancora… mmh… in formazione, mi dispiace». Mi baciò la schiena, in mezzo alle scapole. «Sì, mi dispiace, avremmo dovuto conoscerci tra un po’. Nello stesso tempo… non mi dispiace. Ho voglia di baciarti fino in fondo alla schiena. Ho voglia di… oh, sì».
Mentre parlava io avevo sollevato un po’ il sedere, inarcandomi e puntellandomi sulle ginocchia.
«Non ho più preservativi» mi comunicò inutilmente.
«L’ultimo l’hai vaporizzato. Se lo rifacciamo mi vaporizzerai le ovaie?».
Lui rise sottovoce e mi baciò di nuovo in mezzo alla schiena. «Decisamente no. In realtà penso che non succederà più niente di strano. Mmm… ne sono abbastanza sicuro, ma non totalmente».
Mi fece scorrere le mani sulla schiena, carezzevole e gentile. A quel punto era inginocchiato o seduto dietro di me, non lo sapevo, e io iniziavo ad averne davvero voglia. Di nuovo.

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