I romani

Come pesci fuor d’acqua – Vol. 2

Finito il Risorgimento, non restava che danzare.

L’autunno del 1874 è mite, a Roma. Si sono appena tenute le elezioni, l’Italia è unita. O, insomma, abbastanza unita. L’Onorevole Miss Titania Arden, terza nata del Visconte di Paget, è ospite alla Piagge, la grande tenuta sul lago di Nemi dei Duchi Braschi-Curti.
La sua sorella maggiore, e sua compagna di Grand Tour, Cressida si è ormai accasata, suo fratello Prospero è tornato in Inghilterra per badare agli affari di famiglia e Titania è restata sola con l’ex-istitutrice e la cameriera, affidata alla famiglia del Duca.
A dirla tutta, anche lei, ormai, avrebbe dovuto tornare in patria, ma c’è qualcosa che la trattiene. O meglio, qualcuno.
Gualtiero Braschi-Curti, il duca garibaldino che ha combattuto per l’unità del suo paese e ora lotta per tenere a galla le finanze di famiglia. Impresa ben più ardua e mortificante.
Che tra i due ci sia del tenero è evidente, ma Gualtiero sembra condannato a sposare una ricca borghese scelta dal padre e Titania a ripartire per l’Inghilterra.
È la fine di tutto? Forse no. Se interviene una matrigna amorevole, una sorella astuta, il caso, un allibratore disonesto, gli intrighi della nobiltà romana, un pretendente sgradito e un antico, ingombrante, segreto di famiglia… Ecco, in questo caso, forse qualcosa si può ancora fare. Certo, pagandone il prezzo.

«Gualtiero! Hai il colletto insanguinato! E guarda quell’occhio!»
Gualtiero maledisse silenziosamente la sua sfortuna. Sperava di rientrare senza che nessuno lo notasse, invece si era imbattuto in Alina non appena sceso dalla carrozza.
«Ma no, non è niente» provò a svicolare.
Non aveva neppure attraversato l’atrio che dalla grande scala doppia corse giù Titania. «Eccellenza! State bene?» chiese, in francese.
«Ha detto che “non è niente”» riferì Alina, incrociando le braccia. «A me sembra che abbia fatto a botte con qualcuno».
Gualtiero si innervosì. «Non ho “fatto a botte”. È stato un incontro sportivo con tanto di arbitro».
Alina alzò gli occhi al cielo. «Hai ripreso con la boxe?»
«Mancava un contendente» cercò di tagliar corto lui.
«Senza offesa, non sembrate in gran forma. Dovreste stendervi. Vi vado a prendere del ghiaccio?»
Messa così, la tentazione era superiore alle capacità di sottrarsi di Gualtiero. «Se foste così gentile».
Alina inarcò un sopracciglio, ma non commentò. Invece, gli fece segno di seguirla nell’ex studio di Ettore. «Cerchiamo di non farci notare».
Era un’ottima idea. D’altronde Alina non era stupida, solo ignorante come una giovane capra, dato che loro padre non credeva nell’istruzione femminile. Era vacua, sciocca, irritante, continua fonte di spese e di un’ingenuità politica impossibile, ma aveva spirito pratico e, nel profondo, un cuore buono. Che dovesse essere ceduta a un Vilfredo qualsiasi era ingiusto.
In quel caso, l’ottima idea era non farsi notare da loro padre, che di certo avrebbe eccepito sui passatempi di Gualtiero.
«Grazie, sorellina» borbottò, appoggiandosi a lei per allungarsi sul sofà dell’ex-studio.
Il nuovo amministratore aveva un ufficio a Velletri.
«Sant’Iddio, guarda come sei conciato».
Lui le rivolse un mezzo sorriso. «Dovresti vedere l’altro. Grazie mille, miss Arden».
La viscontessina inglese era appena entrata con in mano un involto gocciolante. Senza dubbio scaglie di ghiaccio.
«Ma cos’è successo? Non indossavate un… come si chiama? La protezione per i denti? O almeno i guantoni?»
«Temo che vi riferiate alla boxe inglese, miss Arden. Ne ho sentito parlare. Le regole del Marchese di Queensberry, mh? Qua pratichiamo la boxe francese».
Titania sbatté le palpebre. «Oh. Credo di non saperne nulla».
«È uno sport barbaro» chiarì Alina. «Calci, pugni, morsi…»
«No, i morsi no».
Lei fece un gesto scocciato. «Ma quasi». Si rivolse a Titania. «Un’altra bella cosa che ha imparato dai suoi amici garibaldini».

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