Nel silenzio dello spazio

La nave spaziale su cui viaggia Viola, diretta verso un laboratorio chimico, viene accerchiata da un branco di oolonga, gigantesche creature spaziali, cacciate per le sacche di multitropina che hanno sotto il collo. Gli oolonga distruggono la nave e Viola e i suoi compagni morirebbero, se non venissero soccorsi appunto da una nave di cacciatori. Senza più un mezzo di trasporto, sono costretti ad andare con loro. La Quatermain insegue il branco fino a un pianeta roccioso, dove ha inizio la caccia vera e propria. Il capo spedizione, Zane, è un uomo di pochissime parole, di cui Viola subisce immediatamente il fascino. Ma purtroppo non è l’unico membro dell’equipaggio, e nel silenzio dello spazio possono succedere cose, brutte cose, con cui poi sarà difficile convivere.

Andai al magazzino e presi una tuta e una maschera. Il mezzo di supporto era già stipato di bombole, quindi non avevo bisogno di portarne altre. Percorsi il tunnel di collegamento con le scatole in mano e quando arrivai nell’hangar mi resi conto che c’era da surgelare. L’escursione termica tra giorno e notte era pazzesca, su Pod.
Tirai fuori la mia tuta e me la misurai addosso. Sembrava parecchio piccola e mi venne il sospetto di non entrarci.
«Forse ti serve una M, alla fine».
Mi voltai. Zane era vicino all’imbocco del tunnel, con in mano un oggetto tondeggiante. Lo sollevò per mostrarmelo. Sembrava una granata.
«Un’arma a raggio energetico non ti servirebbe a nulla. Non sapresti usarla. Questa ha un effetto stordente. Non dovrebbe essercene bisogno, ma…»
«Okay. Non si può mai sapere».
Venne verso di me. Mise la granata in una tasca laterale del mezzo di supporto. Mi guardò. L’aria era davvero gelida, ma sentii lo stesso un’ondata di calore.
Lo guardai a mia volta. Quegli occhi color lime, le pupille larghe di desiderio. La fossetta in mezzo al suo mento. L’avrei voluta mordere. La mia mano destra andò alla linguetta della zip senza neppure accorgersene. «Dovrei provarmi la tuta» dissi, a voce molto bassa.
Era una stupida bugia e lo sapevamo entrambi.
Zane finì di tirarmi giù la linguetta e mi denudò le spalle. L’aria gelida accarezzò la pelle del mio sterno e delle mie braccia. Feci un respiro profondo e nel farlo gonfiai la cassa toracica. Una delle mani di Zane mi scivolò tra i seni, sopra la canottiera. Ne strinse uno e io sospirai.
Solo in quel momento presi consapevolezza del suo corpo davanti al mio, del suo sguardo verde che mi scrutava, mi frugava la faccia e tra i seni.
Mi fece voltare. Fu così semplice da essere quasi ridicolo.

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